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Il Mediterraneo a 21,35°C: aumenta la pressione sugli ecosistemi

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Il Mediterraneo a 21,35°C: aumenta la pressione sugli ecosistemi

Cosa è successo

Il secondo blocco del report European State of the Climate 2025 (ESOTC 2025) di Copernicus Climate Change Service e World Meteorological Organization sposta il focus dai record annuali ai driver strutturali di lungo periodo. Tre dinamiche emergono come già fuori traiettoria: temperature marine ai massimi storici, perdita glaciale cumulativa in accelerazione e concentrazioni di gas serra ai livelli più alti mai registrati.

Il Mediterraneo ha raggiunto una temperatura media di 21,35°C (+1,03°C rispetto alla media), con tre anni consecutivi (2023–2025) di marine heatwave diffuse e persistenti. In parallelo, la perdita glaciale globale ha raggiunto circa 9.580 gigatonnellate dal 1976, contribuendo a un aumento del livello del mare di 26,4 mm, con un’accelerazione del ritmo negli ultimi dieci anni. Le concentrazioni di CO₂ e metano sono ai massimi rispettivamente da due milioni e 800.000 anni, senza segnali di inversione.

Perché è importante

Questi dati non descrivono più una traiettoria modificabile nel breve periodo, ma un cambiamento già consolidato su scala decennale.

  • L’aumento delle temperature marine sta già erodendo ecosistemi chiave come la Posidonia oceanica, che svolge una funzione cruciale di assorbimento del carbonio e protezione costiera; la sua perdita, già pari al 34% in 50 anni, riduce direttamente la resilienza naturale delle coste;
  • L’accelerazione dell’innalzamento del livello del mare, passata da 2,9 mm/anno a 3,8 mm/anno in un decennio, indica che gli impatti fisici stanno entrando in una fase non lineare. Allo stesso tempo, il gap tra obiettivi climatici europei e implementazione reale rimane significativo, con molte azioni della strategia biodiversità 2030 ancora incomplete.

E adesso?

  • Il punto chiave è che non si tratta più di prevenire il cambiamento, ma di gestirne gli effetti inevitabili. Le politiche europee dovranno integrare in modo strutturale adattamento costiero, protezione degli ecosistemi e pianificazione territoriale, soprattutto nelle aree mediterranee;
  • Per paesi come l’Italia, questo significa affrontare un aumento strutturale del rischio lungo le coste, indipendentemente dalle misure locali adottate. La variabile decisiva diventa quindi la velocità di adattamento rispetto alla velocità del cambiamento climatico e oggi le due traiettorie non sono allineate.

Fonte

https://climate.copernicus.eu/sites/default/files/custom-uploads/ESOTC-2025/ESOTC-2025-report.pdf

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