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Il fabbisogno di irrigazione salirà del 25% nel Mediterraneo: l'agrivoltaico la soluzione

Cosa è successo
Nel Mediterraneo la terra è scarsa, l'acqua scarseggia e i costi energetici pesano sempre di più sui bilanci delle aziende agricole. L'agrivoltaico prova a rispondere a tutte e tre queste pressioni in una volta: installa pannelli fotovoltaici sugli edifici agricoli o in quota sopra le colture, genera energia pulita e riduce i costi operativi senza sottrarre suolo alla produzione. Il principio è quello della doppia produzione sullo stesso suolo: i pannelli generano energia, mentre sotto e intorno alle strutture l'attività agricola continua, con un beneficio aggiuntivo nelle aree più aride, dove l'ombreggiamento parziale dei moduli riduce l'evapotraspirazione e il fabbisogno idrico delle piante.
In Italia la legge 4/2026 ha codificato questa tecnologia fissando un requisito preciso: gli impianti devono garantire il mantenimento di almeno l'80% della produzione lorda vendibile agricola, con controlli nei cinque anni successivi all'installazione, per evitare che la produzione energetica soffochi quella agricola. Tra l'aumento dei costi delle materie prime e l'instabilità dei prezzi energetici derivanti dalla complessa situazione geopolitica, l'indipendenza energetica non è più un optional, ma una necessità per la sopravvivenza e la competitività delle aziende. Il PNRR ha stanziato risorse significative per accelerare questa transizione: per l'agrivoltaico sono oggi disponibili oltre un miliardo di euro in contributi a fondo perduto gestiti dal GSE.
Perché è importante
Le conseguenze ecologiche, economiche e sociali attese per il Mediterraneo dal cambiamento climatico sono più preoccupanti che altrove, perché mutamenti più intensi mettono in pericolo la ricca biodiversità che alimenta le attività umane in quest'area, inclusa l'agricoltura. Nel Medio Oriente e Nord Africa, l'83% della popolazione è già oggi esposta a stress idrico estremo. Nel 2040, nove Paesi della regione, tra cui Arabia Saudita, Emirati e Libano, raggiungeranno il livello massimo di criticità idrica.
In questo quadro, l'agrivoltaico non è solo una tecnologia energetica: è una risposta alla doppia vulnerabilità del bacino, che deve fare i conti contemporaneamente con la crisi idrica e con la dipendenza dai mercati energetici globali. L'aumento delle temperature porterà a un incremento del fabbisogno di irrigazione del 25% nel Mediterraneo settentrionale. Un'azienda agricola mediterranea dotata di agrivoltaico produce energia, riduce i costi operativi, aumenta la resilienza idrica e diversifica le fonti di reddito, stabilizzando bilanci che altrimenti dipenderebbero dalla sola vendita di commodity esposte alla volatilità dei mercati.
E adesso?
La crisi di Hormuz e i conseguenti rincari energetici rendono ancora più urgente il ragionamento: le aziende agricole del Mediterraneo, esposte alla volatilità dei prezzi globali, hanno oggi uno strumento concreto per ridurre quella dipendenza dall'interno. Il conflitto in Ucraina, le conseguenze della pandemia e gli effetti dei cambiamenti climatici hanno contribuito a mantenere la questione dell'indipendenza alimentare in cima alle priorità delle agende nazionali dei Paesi dell'area mediorientale e africana.
L'agrivoltaico si candida così a diventare la tecnologia ponte tra sovranità energetica e sovranità alimentare in quest'area (e non solo), due obiettivi che nel Mediterraneo di oggi, non si possono più separare. Il mancato sviluppo di capacità di adattamento rischia di aggravare il già precario quadro di sicurezza della regione, esponendo l'Italia e l'Europa a nuove minacce di instabilità: scarsità idrica, prezzi alimentari in aumento, migrazioni dalle aree rurali, governi incapaci di sostenere i sussidi su cibo ed energia.