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Il dibattito sull'inviato Ue per la guerra in Ucraina coinvolge finora 7 nomi, ma ancora nessun passo avanti

Cos’è successo
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha ribadito con forza nelle ultime ore che gli ucraini dovranno avere voce in capitolo sulla scelta del rappresentante europeo nei negoziati di pace, sottolineando che Kiev determinerà chi siederà al tavolo per conto dell'Ue.
Le sue parole arrivano mentre il dibattito sull'eventuale inviato speciale dell'Ue si scontra con cautele istituzionali e timori concreti: Kaja Kallas, l'Alto Rappresentante Ue per la politica estera e di sicurezza, ha più volte avvertito del rischio di una “trappola russa”, con il Cremlino che punta sul tema per dividere l'Europa e indebolire la linea comune sulle sanzioni. Le speculazioni, alimentate da vertici informali e indiscrezioni di stampa tra maggio e giugno 2026, hanno portato alla luce almeno 7 nomi di peso, senza che sia ancora emersa una decisione concreta, mentre l'Europa cerca di non restare ai margini di un processo che potrebbe essere guidato principalmente dagli Stati Uniti.
Perché conta
Ecco i principali nomi emersi nelle ultime settimane.
- António Costa, attuale presidente del Consiglio europeo, è salito alla ribalta a metà giugno 2026 dopo aver sostenuto la necessità di contatti diplomatici diretti con il Cremlino, diventati oggetto di critiche e controversie tra i partner. Si fa anche il nome di Alexander Stubb, presidente della Finlandia, di cui ha parlato anche la premier italiana Giorgia Meloni, che lo considera idoneo per la sua esperienza di frontiera e la conoscenza del dossier russo;
- Mario Draghi, ex premier italiano ed ex presidente della Bce, e Angela Merkel, ex cancelliere tedesco, rappresentano i profili storici più citati fin da maggio 2026 sui media europei, per il loro prestigio internazionale e la lunga familiarità con i leader russi;
- Sauli Niinistö, già presidente finlandese emerso a febbraio per la sua ultraventennale esperienza con Putin. Jean-Claude Juncker, ex presidente della Commissione, e la stessa Kaja Kallas completano la lista, con gli ultimi menzionati in speculazioni più recenti ma ridimensionati dagli interessati.
Adesso
Lo scenario rimane incerto, anche alla luce delle posizioni non perfettamente sovrapponibili tra Kiev e Bruxelles.
- Nessuna decisione ufficiale è stata assunta e il confronto interno all'Ue continua a essere acceso tra chi spinge per una voce europea autonoma e chi teme divisioni;
- Il governo ucraino ha chiarito che dovrà dare il proprio assenso all'eventuale rappresentante europeo, come ribadito dallo stesso Zelensky;
- Alcuni leader europei preferiscono concentrarsi su unità, sanzioni e sostegno concreto a Kiev piuttosto che su un ruolo di mediazione diretto, che potrebbe – a loro dire – rivelarsi controproducente.