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Il Congresso vota contro Trump sulla guerra all’Iran e il suo tasso di approvazione scende al 34%
Cos’è successo
Il Senato Usa ha approvato una risoluzione che spinge il presidente Donald Trump a ritirare le Forze armate americane dalle ostilità contro l'Iran, unendosi alla decisione già presa dalla Camera dei rappresentanti. Il voto, terminato 50 a 48, ha visto quattro senatori repubblicani rompere i ranghi e schierarsi con i democratici, infliggendo un duro colpo politico alla leadership della Casa Bianca.
Pur trattandosi di una risoluzione concorrente e priva di forza di legge, l'atto rappresenta la prima volta dal 1973 in cui entrambi i rami del Congresso approvano un testo per fermare un'azione militare presidenziale. La decisione arriva in un momento critico: il conflitto è quasi al quinto mese, ha già causato la morte di 13 militari Usa e ha spinto l'amministrazione, tramite il Pentagono, a richiedere ben 80 miliardi di dollari di fondi straordinari per ripristinare le munizioni esaurite. La tregua con l’Iran, che ha avviato l’attuale fase negoziale, non sembra placare i dubbi dell’establishment politico americano e neanche quelle dei cittadini, con la popolarità di Trump in fase di crollo verticale.
Perché conta
I risvolti politici di questo voto sono profondi per tre ragioni principali:
- Il voto del Senato segna una storica riaffermazione del ruolo costituzionale del Congresso nel controllo dei poteri di guerra, inviando un severo ammonimento politico alla Casa Bianca nonostante la natura simbolica dell'atto;
- L'alleanza dei quattro senatori ribelli (Paul, Collins, Murkowski e Cassidy) con i democratici evidenzia un crescente scetticismo interno al partito sulla gestione del conflitto e sui contestati accordi per riaprire lo Stretto di Hormuz;
- Il consenso del presidente, secondo le ultime rilevazioni di Ipsos, è crollato al 34%, eguagliando il minimo storico del suo secondo mandato, poiché solo un americano su quattro ritiene che questa costosa guerra sia valsa la pena.
Adesso
Lo scenario futuro si preannuncia complesso su tre diversi livelli:
- In vista delle elezioni di metà mandato, il forte malcontento per l'aumento del costo della vita, trainato dai prezzi di benzina e generi alimentari, rischia di penalizzare fortemente i repubblicani;
- Le minacce di Trump di colpire duramente l'Iran e le accuse di violazione dei memorandum bilaterali aumentano l'instabilità nella regione, mentre l'Onu pianifica l'evacuazione dei marinai bloccati nello Stretto di Hormuz;
- Il fragile accordo preliminare siglato con il presidente Pezeshkian per alleggerire le sanzioni economiche appare in bilico, con il 63% dei cittadini americani convinto che l'intesa non porterà a una pace duratura.