News & BusinessPolitica Internazionale
Il commercio tra Cina e Russia vola a 228 miliardi, ma Putin concede a Xi uno sconto del 30% sul gas

Cos’è successo
Il 15 maggio Donald Trump passeggiava con Xi Jinping nei giardini di Zhongnanhai, il compound della leadership cinese a Pechino. Meno di 24 ore dopo, Mosca annunciava la visita di Vladimir Putin nella stessa sede, tra il 19 e 20 maggio. Xi ha reso esplicito che il riavvicinamento con Washington non intaccherà la "partnership senza limiti" con Mosca.
Il commercio bilaterale tra i due Paesi è cresciuto di quasi il 20% nei primi quattro mesi del 2026, dopo aver superato i 200 miliardi di dollari negli ultimi tre anni. Il Fondo russo per gli investimenti diretti ha annunciato oltre 50 progetti congiunti per 800 miliardi di rubli (9,6 miliardi di euro), con intese su energia, infrastrutture e intelligenza artificiale.
Perché conta
Alcuni consiglieri di Trump puntavano su una strategia reverse Nixon, ovvero riavvicinarsi a Mosca per isolare Pechino. I numeri però dicono il contrario.
- Nel 2027 le forniture via Power of Siberia, dal nome del gasdotto che porta il gas russo in Cina, costeranno a Pechino 223,9 dollari per mille metri cubi, valore più basso dal 2021, con uno sconto strutturale del 30% rispetto agli altri clienti di Gazprom. Le entrate russe da gas sono crollate da 1.630 miliardi di rubli nel 2022 (circa 23 miliardi di dollari) a 458 nel 2026 (circa 6 miliardi di dollari), meno di un terzo del picco, con le vendite europee passate da 183,5 a 18 miliardi di metri cubi. Mosca ha bisogno di Pechino molto più del contrario: lo sconto è la misura dello squilibrio;
- La chiusura di Hormuz ha accelerato tutto. Il 90% delle importazioni di petrolio cinesi arriva via mare. La crisi spinge Pechino verso forniture terrestri russe, a prezzi che Pechino impone. Dopo il 2027 le forniture potrebbero aumentare del 47% fino a 56 miliardi di metri cubi annui con il Far Eastern e Power of Siberia 2, gasdotto da 2.600 km, ma Pechino chiede circa 50 dollari per mille metri cubi, sette volte meno degli altri clienti di Gazprom;
- Il commercio bilaterale a 228 miliardi (+55% in cinque anni) è asimmetrico: Russia esporta energia e materie prime, Cina esporta macchinari e componentistica dual-use per l'Ucraina. Xi punta in cambio a tecnologia militare russa su propulsione nucleare e difesa missilistica.
Adesso
- Il Power of Siberia 2 resta il nodo irrisolto. Anche se un accordo venisse finalizzato nel 2027, la costruzione richiederebbe almeno cinque anni e altri cinque per raggiungere la piena capacità. Mosca ne ha urgente bisogno per compensare la perdita del mercato europeo; Pechino lo sa e continua a trattare al ribasso;
- La strategia "reverse Nixon" sembra già fallita prima di cominciare. La guerra in Medio Oriente, anziché allontanare Russia e Cina, ha aumentato la dipendenza di Mosca da Pechino e ha dato a Xi nuova leva negoziale. Qualsiasi intesa tra Trump e Putin passerebbe dall'approvazione implicita di Xi, che controlla le valvole dell'economia russa;
- Per l'Europa il segnale è chiaro. Un asse Pechino-Mosca rafforzato dalla crisi di Hormuz e dalla necessità russa di sbocchi energetici alternativi è un asse che non si spezza con diplomazia bilaterale americana. La dipendenza europea residua dal gas russo via Turchia, ancora 22 miliardi di metri cubi annui, è l'ultimo punto di vulnerabilità che Bruxelles deve chiudere prima del 2027, scadenza del phase-out europeo dal gas russo.