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Il caffè ugandese cresce del 22% e traina l'export per 2,38 miliardi di dollari

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Il caffè ugandese cresce del 22% e traina l'export per 2,38 miliardi di dollari

Cos’è successo

Secondo i dati dell'Uganda Coffee Development Authority (UCDA), nell'anno terminato ad aprile 2026 l'Uganda ha esportato 8,78 milioni di sacchi da 60 kg di caffè, per un valore di 2,38 miliardi di dollari, un aumento del 22% in volume e del 23% in valore rispetto all'anno precedente.

L'Europa resta il principale mercato di sbocco, con Italia e Germania come primi due Paesi di destinazione. Il governo ugandese ha inoltre lanciato il primo marchio nazionale del caffè, nel tentativo di rafforzare la posizione del Paese nel mercato Ue e di allinearsi alle nuove regole europee sulla deforestazione.

Perché conta

  • La forte concentrazione dell'export ugandese sul mercato europeo, e in particolare italiano, rende il settore direttamente esposto alla scadenza EUDR del 30 dicembre 2026, che richiede dati di geolocalizzazione a livello di singolo appezzamento; l'Uganda risulta il Paese africano più avanti nella preparazione, con 1,7 milioni di coltivatori già registrati nel database UCDA in vista della scadenza;
  • La Robusta rappresenta oltre l'80% della produzione ugandese, un vantaggio relativo nell'attuale fase di correzione dei prezzi globali del caffè, poiché i prezzi Robusta si sono corretti in misura meno marcata rispetto all'Arabica dopo il picco del 2025;
  • Circa il 25% della popolazione ugandese dipende, direttamente o indirettamente, dalla filiera del caffè, un dato che rende il settore centrale per l'economia del Paese e, di conseguenza, per la stabilità dei flussi commerciali e finanziari legati all'export verso l'Italia e l'Europa.

Adesso

  • UCDA punta a costruire almeno due impianti per caffè solubile nei prossimi cinque anni e a ridurre del 50% le perdite post-raccolto lungo la filiera, investimenti che potrebbero ridurre l'esposizione del settore alla sola vendita di materia prima non lavorata;
  • La roadmap governativa ugandese punta a una produzione di 20 milioni di sacchi entro il 2030, un obiettivo che si scontra oggi con un contesto di prezzi globali in discesa, rendendo la gestione del rischio di prezzo e la diversificazione dei mercati (inclusa l'espansione verso Cina e Asia) una priorità crescente per esportatori e cooperative;
  • Per gli operatori assicurativi attivi su trade credit e business interruption nella filiera agroalimentare italiana, che assorbe una quota rilevante dell'export ugandese, l'evoluzione della compliance EUDR e della correzione dei prezzi resta un'area da monitorare per l'impatto sui flussi commerciali con l'Italia.

Fonte: https://ugandacoffee.go.ug/

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