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Il caffè africano perde quota con l'export in calo per il sesto mese di fila, -7,3% da ottobre

Cos’è successo
Nel suo Coffee Market Report di settembre 2026, l’ICO (International Coffee Organization) segnala che in agosto le esportazioni di caffè dall’Africa sono scese dell’1,8%, a 1,74 milioni di sacchi da 60 kg (1,77 milioni un anno prima). È il sesto mese consecutivo di calo per la regione. Da inizio campagna (ottobre 2025-agosto 2026) l’export africano è a 16,4 milioni di sacchi contro 17,7 milioni dello stesso periodo precedente, circa il 7,3% in meno. Il calo di agosto è dovuto in gran parte all’Uganda, scesa a 0,78 milioni di sacchi dagli 0,86 milioni di agosto 2025 (-8,8%).
Nello stesso mese le esportazioni mondiali sono cresciute del 14,6%, a 12,55 milioni di sacchi. Il balzo viene dal Sud America (+20,2%, a 5,98 milioni; il solo Brasile +34,5%, a 4,28 milioni, grazie al raccolto 2026/27 record) e dall’Asia e Oceania (+23,1%, a 4,03 milioni; il Vietnam +48%, a 2,24 milioni). L’indicatore composito dei prezzi ICO (I-CIP) è sceso a settembre a 262,18 centesimi di dollaro per libbra, l’8,7% in meno di agosto e circa il 20% sotto il livello di ottobre 2025 (326,38).
Perché conta
La crescita dei volumi è altrove e l’Africa perde quota: nel mese pesa circa il 13,9% dell’export mondiale. Il calo africano arriva dopo i cali del 22,1% in aprile (1,54 milioni di sacchi) e del 24,1% in maggio (1,63 milioni), trainati da Etiopia e Uganda, e del 6,7% in luglio (1,90 milioni);
Il mercato si sposta verso il Robusta, la varietà più diffusa in Uganda: l’export di Robusta verde è salito del 22,4% a 4,36 milioni di sacchi, con Vietnam (+69,2%, a 1,78 milioni) e Brasile (+54,9%, a 0,96 milioni). La quota dell’Arabica sull’export cumulato di chicchi verdi è scesa al 59,6% dal 63,5%, la prima volta sotto il 60% da quando l’ICO la misura, mentre il Robusta sale al 43,1% della produzione mondiale 2025/26 dal 41,7% medio dei due anni precedenti;
I prezzi scendono su tutti i fronti: Robusta a 167,49 centesimi/lb (-7,3%), Arabica di New York -10,4% a 280,68 e Robusta di Londra -8,0% a 154,28. L’ICO lo attribuisce al raccolto record brasiliano (la CONAB l’ha alzato a 67,6 milioni di sacchi il 24 settembre), a consumi 2025/26 in calo dello 0,8% e al primo surplus (3,0 milioni di sacchi) dopo quattro anni di deficit. Dopo i ricavi record segnalati da Uganda ed Etiopia grazie ai prezzi alti, calano insieme volumi e prezzi.
Adesso
Il surplus non va letto come un cambio strutturale: 3,0 milioni di sacchi sono meno di una settimana di consumo mondiale, e l’ICO indica rischi su entrambi i lati. Da una parte il 90% di probabilità di un El Niño molto forte (NOAA, 10 settembre) e scorte certificate di Arabica a 217.646 sacchi il 15 settembre, il minimo dal 1999 (risalite a 260.654 a fine mese). Dall’altra le piogge di settembre favorevoli alla fioritura brasiliana. Il 1° ottobre l’Arabica è risalito del 2,4% a 2,964 dollari/lb per timori sulla qualità del raccolto brasiliano;
Le prossime rilevazioni mostreranno se il calo africano continua. L’Uganda ha due raccolti l’anno, marzo-giugno e settembre-novembre, e il secondo è in corso;
Dal 30 dicembre 2026 scatta per gli operatori medi e grandi l’obbligo di tracciabilità del regolamento UE sulla deforestazione, e l’Europa assorbe circa il 56% dell’export ugandese. Per chi assicura crediti commerciali e interruzione di attività nella filiera africana, minori volumi, minori prezzi e costi di conformità pesano sugli stessi flussi di cassa degli esportatori.
Fonte: https://www.ico.org/documents/cy2025-26/cmr-0926-e.pdf