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Il 90% dei cittadini europei chiede un’Europa più unita di fronte alle sfide globali, ma i governi nazionali frenano

Cos’è successo
Il Parlamento europeo ha pubblicato l'Eurobarometro di primavera 2026 e il messaggio dei cittadini è netto: serve più Europa per affrontare le sfide del futuro. Il 90% chiede Stati membri più uniti davanti alle sfide globali, il 73% un'Unione con più mezzi per agire. Il 75% ormai vede l'UE come un punto di stabilità, otto punti in più in sei mesi, il secondo valore del decennio.
L'indagine, condotta da Verian su 26.421 cittadini tra il 9 aprile e il 4 maggio, fotografa un bisogno totale di sicurezza in un mondo sempre più instabile. Solo il 38% degli intervistati guarda con ottimismo al futuro del mondo, contro il 59% per quello dell'Unione, e il pessimismo globale sale al 58%. Ma la prima preoccupazione resta il carovita: 47%, sei punti in più, davanti a economia e difesa.
Perché conta
Il dato da tenere a mente non è il consenso in sé, ma la forbice che apre tra cittadini e leader. I cittadini sono più avanti dei loro governi. Chiedono coordinamento su difesa, energia e capacità di spesa comune, mentre le capitali custodiscono le proprie prerogative e trattano ogni cessione di sovranità come una perdita, non come uno strumento. E il consenso che oggi spinge verso Bruxelles è fragile: nasce dalla paura del mondo esterno, non dalla fiducia in ciò che l'UE consegna. Se il quadro globale si distende, la spinta può rientrare in fretta e lasciare scoperto il fronte interno, dove il carovita morde più della geopolitica.
In Italia l'indipendenza energetica è la prima richiesta per rafforzare l'UE nel mondo (44%, la quota più alta dei Ventisette), riflesso diretto dell'esposizione sulle importazioni e della fragilità dei conti pubblici.
A livello UE difesa (39%) ed energia (35%, +6 punti) guidano le priorità geopolitiche dei cittadini, ma sono proprio i due terreni dove il coordinamento comune procede più a rilento.
Sì, ma il rimbalzo fa comodo a chi governa: si incassa la retorica del "più Europa" senza cedere leve reali, perché il 73% che chiede più mezzi si scontra con la resistenza dei contribuenti netti e la regola dell'unanimità sulle risorse proprie.
Adesso
- La prossima rilevazione autunnale rivelerà se questi risultati tengono anche a distanza della crisi in medio oriente: il balzo è fatto di paura del futuro, non di fiducia nelle istituzioni, e il 76% giudica gli Stati Uniti sulla strada sbagliata, più undici punti in sei mesi. Se quella paura rientra, l'effetto rifugio si sgonfia e lo scontento interno torna subito a galla;
- Nel secondo semestre 2026 si vedrà se il consenso si traduce in scelte concrete: il 90% che chiede unità e il 73% che chiede più mezzi pesano solo se i governi cedono leve vere su difesa ed energia. Finché regge l'unanimità sulle risorse proprie, la domanda dei cittadini resta sulla carta e la finestra si stringe;
- Per l'Italia il punto debole è noto: con l'inflazione dell'area euro al 3,2% a maggio e la BCE ferma dal 30 aprile, ogni nuova tensione sull'energia si scarica su prezzi e spread dei BTP, proprio dove il carovita è già la prima paura. Se il rifugio si sgonfia mentre i prezzi mordono, la periferia paga per prima.