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I microbi invisibili degli alberi: una nuova leva climatica per la riforestazione

2 min di lettura

Cosa è successo?

Una ricerca pubblicata su Science rivela che i microbi presenti nella corteccia degli alberi consumano gas climaticamente rilevanti – metano, idrogeno e monossido di carbonio – riducendone la concentrazione atmosferica. Il metano, responsabile di circa il 30% del riscaldamento antropico, è 28 volte più potente della CO₂ su 100 anni. Secondo il team guidato da Luke Jeffrey (Southern Cross University), sulla Terra esistono circa 41 milioni di km² di corteccia, con ~6 trilioni di microbi per metro quadrato. Studi sul campo mostrano che i microbi non solo “filtrano” il metano che risale dai suoli (riducendone fino al 35% nei tronchi di alcune specie), ma assorbono anche gas direttamente dall’aria. Stime globali indicano un consumo annuo di 25–50 milioni di tonnellate di metano da parte di questi microbi.

Perché è importante?

La scoperta amplia il ruolo delle foreste da “pozzi di CO₂” a infrastrutture multi-gas. In aree umide – grandi emettitori di metano – gli alberi non sono semplici condotti passivi: ospitano microbi che ossidano gas climalteranti, offrendo un servizio ecosistemico misurabile. Inoltre, specie diverse ospitano comunità microbiche diverse, con capacità di assorbimento variabili: un’informazione cruciale per politiche climatiche basate su evidenze.

E adesso?

Per i policymaker, l’implicazione è operativa: riforestazione e restauro forestale possono essere ottimizzati scegliendo specie che massimizzano l’assorbimento di più gas (non solo CO₂). Per i dirigenti pubblici e del settore ambientale, serve integrare questi flussi nei modelli climatici, nei crediti di carbonio e nei programmi nature-based solutions. Non si pianta più solo un albero: si progetta un ecosistema microbico capace di moltiplicare l’impatto climatico “al prezzo di uno”.

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