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I cinque punti chiave del Consiglio Europeo
Oggi si riunisce il Consiglio Europeo. In base all’agenda, grande spazio avrebbe dovuto essere dedicato alla questione della competitività, da tempo in cima alle priorità della Commissione Europea. Nonostante questo è verosimile che buona parte della riunione di oggi sarà dedicata alla politica estera, in particolare ai tentativi di sbloccare la situazione aiuti all’Ucraina e al posizionamento UE nei confronti della guerra tra USA, Israele e Iran.
Alla luce di questo è verosimile che nella riunione di oggi si discuterà di:
Il prestito dell'UE da 90 miliardi di euro per sostenere Kiev, attualmente bloccato dal veto di Ungheria e Slovacchia. I leader cercheranno di fare pressione su Viktor Orbán affinché ceda, mentre la Commissione valuta piani alternativi (come prestiti bilaterali) per aggirare l'unanimità se lo stallo dovesse persistere.
La crisi energetica e la guerra in Iran: il dibattito si divide tra chi chiede la sospensione del sistema ETS (scambio di quote di emissioni) per abbassare i costi e chi, come la Commissione, spinge per una diversificazione ancora più accelerata verso le rinnovabili, nonostante la pressione immediata su famiglie e imprese.
Competitività e Deregolamentazione: sebbene fosse il tema originale del summit, la competitività è diventata un terreno di scontro ideologico. Da un lato c'è l'agenda di Ursula von der Leyen per la deregolamentazione (riduzione dei carichi burocratici per l'industria); dall'altro, governi, come quello spagnolo, temono che questo comporti un pericoloso arretramento degli standard sociali e ambientali.
Difesa e Sovranità Europea: affinché l’UE possa raggiungere il suo obiettivo di "autonomia strategica" occorre sciogliere un nodo chiave: il finanziamento. In particolare di discuterà sull’eventualità di emettere nuovi titoli di debito comune (Eurobond per la difesa), un’ipotesi che vede (ancora) l’opposizione dei paesi cosiddetti "frugali", compresa la Germania.
Tensioni Commerciali Transatlantiche: la questione dazi non è stata completamente risolta dalla sentenza della Corte Suprema. E, anzi, è verosimile che nuove restrizioni, in qualche modo, arriveranno dall’amministrazione USA. Per questo, in seno al Consiglio, c'è una spaccatura tra chi vuole un accordo commerciale rapido per evitare la guerra commerciale e chi chiede una linea dura di "Made in Europe" per proteggere l'industria interna dalla concorrenza globale, inclusa quella cinese.