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I 3 attacchi in Medio Oriente che rischiano di far saltare la fragile tregua

Cos’è successo
La fragile tregua in Medio Oriente è messa a duro rischio da tre violenti fronti di attacco, che allontanano ulteriormente le possibilità di una risoluzione pacifica nel breve termine, nonostante le dichiarazioni ottimistiche di Donald Trump su un "accordo imminente", prontamente smorzate dalle smentite e dalla diffidenza di Teheran.
A Gaza, un raid israeliano ha eliminato Mohammed Odeh, nuovo comandante dell'ala militare di Hamas, riaccendendo le tensioni e bloccando i colloqui sul disarmo nonostante il cessate il fuoco teoricamente in vigore. Contemporaneamente, in Libano, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha ordinato di intensificare i bombardamenti contro Hezbollah, provocando decine di vittime civili e violando la tregua di aprile. Infine, i recenti attacchi degli Stati Uniti nella provincia iraniana di Hormozgan e i sabotaggi navali nei pressi dello Stretto di Hormuz minacciano direttamente l'Iran, che si dice pronto a una risposta militare immediata e chiede di sbloccare i fondi esteri congelati, confermando che il conflitto non è affatto destinato a rimarginarsi nel breve termine.
Perché conta
L'aggravarsi di questi tre fronti mediorientali riveste un'importanza cruciale per gli equilibri globali e interni, articolandosi su diversi piani di interesse:
- A livello regionale, l'escalation simultanea mina la stabilità geopolitica poiché la strategia israeliana mira a escludere il Libano e Gaza da qualsiasi transizione diplomatica, spingendo l'Iran e i suoi alleati verso ritorsioni simmetriche che minacciano di far saltare definitivamente i corridoi marittimi;
- A livello transatlantico, la gestione della crisi mette alla prova la coerenza strategica tra gli Stati Uniti e la Nato, costretti a bilanciare la forte pressione militare nel Golfo Persico con la necessità di non alienarsi i partner europei e arabi, preoccupati per la sicurezza collettiva e la tenuta dei mercati;
- A livello italiano, la destabilizzazione dell'area tocca da vicino gli interessi nazionali sia per la salvaguardia della sicurezza dei nostri militari schierati nella regione, sia per la forte vulnerabilità economica legata all'approvvigionamento energetico e commerciale che transita dal Canale di Suez.
Adesso
- L’Europa si trova ad affrontare un gravissimo shock di approvvigionamento, che ha già imposto l'utilizzo straordinario di 400 milioni di barili di petrolio attinti dalle riserve strategiche globali dei paesi membri dell'Aie (Agenzia Internazionale dell'Energia), lasciandone circa 800 milioni ancora a disposizione nel tentativo di frenare l'impennata dei prezzi alla pompa;
- L'avanzamento dell'accordo tra Usa e Iran resta subordinato al superamento del nodo cruciale dello sblocco di 24 miliardi di dollari di fondi iraniani, passaggi che dovranno essere formalizzati dai rispettivi governi e mediazioni internazionali a Doha prima di qualunque cessazione formale delle ostilità;
- Le prospettive globali delineano un periodo di forte pressione militare per costringere Teheran a cedere almeno sul programma nucleare, mentre l'Italia dovrà ridefinire con urgenza la postura dei propri presidi difensivi e prepararsi a subire le conseguenze dirette del blocco delle rotte nel Mediterraneo.