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Horizon UE: come rendere i fondi un vero motore di innovazione
Cosa è successo?
Il report dell’Institute for European Policymaking (Bocconi) con EconPol/ifo analizza oltre €100 miliardi di fondi Horizon distribuiti nell’ultimo decennio e individua un problema di allocazione dell’impatto. Una quota maggioritaria dei finanziamenti è confluita verso grandi imprese, consorzi complessi e repeat players, con ritorni limitati su crescita e innovazione misurabile. Al contrario, gli strumenti bottom-up mirati a PMI indipendenti (SME Instrument/EIC Accelerator) mostrano effetti significativamente più elevati su fatturato, occupazione e attività brevettuale nei 3–5 anni successivi al finanziamento.
Perché è importante?
Il dato incide direttamente sulla competitività europea. L’UE resta sovra-esposta a settori mid-tech e sottoperforma in software, AI e deep tech. Finanziare incumbent e consorzi riduce il rischio percepito ma abbassa il moltiplicatore dell’innovazione: meno nuove imprese scalabili, meno spillover tecnologici, più dipendenza esterna. Per l’Italia, che utilizza Horizon come leva chiave per l’innovazione delle PMI, questa distorsione frena la nascita di nuovi campioni e limita l’effetto crowd-in di capitale privato.
E adesso?
La traiettoria è operativa: spostare risorse verso strumenti competitivi e agili, aumentare il peso dell’EIC, limitare la partecipazione ripetuta dei grandi gruppi, semplificare i bandi e premiare progetti ad alto rischio/alto rendimento. Se il prossimo Framework Programme recepisce questi correttivi, Horizon può passare da meccanismo redistributivo a motore di crescita high-tech, accelerando produttività, investimenti privati e autonomia tecnologica europea