News & BusinessPolitica Internazionale
Hezbollah, Israele e la nuova ondata migratoria: perché l'Europa deve intervenire subito in Libano
Hezbollah, Israele e la nuova ondata migratoria: perché l'Europa deve intervenire subito in Libano
Cosa è successo?
Il Libano sta sprofondando nel caos. Tre settimane di raid israeliani contro Hezbollah hanno ucciso almeno 1.209 persone e costretto oltre un milione alla fuga. Il 16 marzo Israele ha avviato operazioni di terra limitate nel sud del paese, con indiscrezioni su una possibile invasione fino al fiume Litani. L'escalation è diretta conseguenza dell'uccisione della guida suprema iraniana Khamenei il 1° marzo da parte di Stati Uniti e Israele, cui Hezbollah ha risposto con razzi e droni verso il territorio israeliano. Circa il 14% del territorio libanese è oggi sotto minaccia di evacuazione, con oltre 132.000 persone nei rifugi collettivi, quasi al collasso. Il quadro è aggravato da anni di crisi economica e instabilità politica preesistente: per molte famiglie questa è la seconda o terza fuga. L'European Council on Foreign Relations ha pubblicato un'analisi che chiede all'Europa di smettere di limitarsi all'aiuto umanitario e di agire politicamente prima che sia troppo tardi.
Perché è importante
Le persone in Libano percepiscono sempre più chiaramente di non avere un luogo sicuro: i raid israeliani colpiscono civili, operatori umanitari, infrastrutture statali e caschi blu dell'UNIFIL, incluse truppe europee. Fuggire all'interno della regione è sempre meno praticabile: anche i paesi del Golfo arabo, un tempo considerati rifugi sicuri, sono ora esposti al conflitto. Per molti sfollati, l'Europa rischia di diventare l'unica opzione, alimentando i timori di una nuova ondata migratoria. Il Libano ospita già la più alta concentrazione di rifugiati per abitante al mondo – un siriano su cinque residenti nel paese – e il suo sistema di accoglienza è al limite da anni. Gli Stati Uniti sembrano disimpegnarsi, continuando al contempo a sostenere l'offensiva israeliana, e la Francia è di fatto l'unico attore europeo che sta esercitando una pressione diplomatica reale. Il rischio non è solo umanitario: è la stabilità dell'intera sponda sud del Mediterraneo.
E adesso?
L'UE è il principale partner commerciale di Israele e dispone di una leva significativa. In passato Germania e Italia hanno bloccato l'utilizzo di questa leva in risposta alle azioni israeliane a Gaza, ma la minaccia di una nuova ondata migratoria potrebbe spingerle ad assumere una posizione più ferma almeno per contenere la situazione in Libano. L'ECFR indica tre priorità immediate: pressione coordinata per evitare un'invasione di terra, protezione delle infrastrutture civili, rafforzamento delle forze armate libanesi come alternativa credibile a Hezbollah nel sud del paese. Nel lungo periodo, l'approccio europeo al Libano non può ridursi alla gestione delle frontiere e ai ritorni dei rifugiati siriani: il rilancio dell'EU-Lebanon Association Council e il lancio del Pact for the Mediterranean offrono l'occasione per riformulare la relazione su basi più ambiziose, includendo riforme di governance ed economiche strutturali. Senza un intervento politico europeo coordinato, il Libano rischia di trasformarsi da crisi contenibile in collasso di stato, con conseguenze che l'Europa sentirebbe direttamente, sia in termini migratori che di sicurezza regionale.