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Hamas e Israele hanno 14 giorni per finalizzare l’accordo su Gaza ma l’intesa su disarmo e ritiro lascia più dubbi che certezze

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Hamas e Israele hanno 14 giorni per finalizzare l’accordo su Gaza ma l’intesa su disarmo e ritiro lascia più dubbi che certezze

Cos’è successo

Hamas, il movimento-milizia palestinese che controlla la Striscia di Gaza, ha confermato di aver raggiunto con Israele un'intesa per la famosa “fase 2” della tregua raggiunta a ottobre 2025, che prevede il disarmo del movimento islamista e il ritiro graduale delle forze israeliane dalla Striscia. Ad annunciarlo è stato Donald Trump, che ha parlato di "disarmo completo" come passo decisivo verso un nuovo governo palestinese; Israele non ha ancora commentato ufficialmente.

L'accordo arriva mentre il cessate il fuoco resta formalmente in vigore ma non ferma le violenze: Israele controlla oltre il 60% del territorio e continua raid quasi quotidiani, che secondo il ministero della Salute di Gaza hanno causato almeno 1214 morti dall'inizio della tregua, tra cui diversi bambini. Stando ai resoconti della stampa araba e israeliana, con il sì di Hamas alla roadmap sul disarmo elaborata dal Board of Peace - l’organismo creato da Trump per implementare il suo piano in 20 punti per Gaza - si è aperta una finestra di 14 giorni, entro la quale le parti dovranno definire nel dettaglio i tempi di attuazione di ogni singola fase del piano.

Perché conta

I nodi principali dell'intesa toccano cinque dossier:

  • Il disarmo di Hamas prevede l'eliminazione di tunnel, depositi e siti di produzione di armi, sotto la supervisione di un comitato creato dal Board of Peace;
  • Il ritiro israeliano dovrebbe essere graduale e condizionato al completamento del disarmo, ma resta tutto da verificare visti i raid quotidiani che Hamas denuncia come violazioni della tregua;
  • A negoziare sono stati Egitto, Qatar e Turchia, con gli Stati Uniti come garante politico; il Board of Peace, nato a gennaio 2026 e presieduto a vita da Trump, ha costruito nei mesi l'architettura di governance della Striscia tramite il suo Alto Rappresentante Nikolay Mladenov;
  • Il potere dovrebbe passare progressivamente al Comitato Nazionale per l'Amministrazione di Gaza, l'organismo tecnocratico creato dal Board che gestirà la transizione verso la piena autorità palestinese in cui Hamas non dovrebbe avere alcun ruolo;
  • La sicurezza sarà affidata alla Forza Internazionale di Stabilizzazione, che collaborerà con una nuova polizia palestinese per garantire l'ordine nella Striscia.

Adesso

Restano diversi punti interrogativi:

  • Il rispetto dell'intesa da parte di Israele è tutt'altro che scontato, viste le violazioni già denunciate da Hamas nelle scorse settimane;
  • La fretta di Trump di chiudere un fronte caldo sembra decisamente legata alle elezioni di Midterm, con l'obiettivo di arginare il calo di consensi in politica estera dovuto alla guerra con l’Iran e alle sue conseguenze sull’economia Usa;
  • Resta aperto il nodo Iran, con Washington che sembra voler trattare separatamente i due dossier, cercando l'accordo con Hamas mentre non esclude (e porta avanti) azioni militari contro Teheran;
  • Sul terreno, ministri israeliani come Itamar Ben Gvir continuano a visitare Gaza promettendo la ricostruzione di colonie ebraiche come quelle smantellate nel 2005: non è un particolare secondario, considerato che in autunno anche Israele tornerà alle urne per le legislative;
  • Infine, Israele mantiene alta la pressione anche su altri fronti, tra violenze in crescita in Cisgiordania e bombardamenti recenti in Libano.

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