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Gli Usa vogliono introdurre dazi del 10% su Ue e alleati accusandoli di non contrastare la circolazione delle merci prodotte con lavoro forzato

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Gli Usa vogliono introdurre dazi del 10% su Ue e alleati accusandoli di non contrastare la circolazione delle merci prodotte con lavoro forzato

Cos’è successo

Una nuova guerra commerciale in vista, questa volta usando come pezza d’appoggio il contrasto ai prodotti creati tramite il lavoro forzato. La proposta dell'ufficio del Rappresentante al Commercio degli Usa (Ustr) di imporre un dazio del 10% sui principali partner commerciali, tra cui l'Ue, il Canada e il Messico, apre un nuovo fronte di tensione. La misura, scaturita da un'indagine sul mancato contrasto alle merci prodotte con lavoro forzato, punta chiaramente a ripristinare le tariffe globali decise dal presidente Donald Trump e successivamente bocciate dalla Corte Suprema americana, tentando in pratica di aggirare la sentenza. I dazi sul lavoro forzato colpiscono i prodotti importati negli Usa che si sospetta siano stati fabbricati con lavoro forzato — principalmente cinesi. Ma la proposta USTR estende l'indagine anche a Ue, Canada e Messico, probabilmente perché questi paesi riesportano negli Usa prodotti che contengono componenti cinesi prodotti con lavoro forzato, senza adeguati controlli. Quindi l'Ue verrebbe colpita non perché usa lavoro forzato, ma perché non fa abbastanza per escluderlo dalle sue catene di fornitura.

Per l'Ue la mossa giunge in un momento delicatissimo: questo mese è infatti previsto il voto europeo per ridurre i dazi sui beni Usa, in linea con gli accordi della scorsa estate. Washington giustifica la stretta con la necessità di tutelare i lavoratori americani da una concorrenza sleale, estendendo l'indagine anche alla sovra-capacità produttiva di quindici mercati chiave. I partner commerciali hanno tempo fino al 6 luglio per presentare osservazioni scritte, prima delle audizioni pubbliche del 7 luglio che precederanno la scadenza delle tariffe temporanee attuali.

Perché conta

La reintroduzione dei dazi americani scuote profondamente le relazioni commerciali internazionali e l'asse tra le due sponde dell'Atlantico:

  • La decisione di Washington rischia di far saltare i fragili accordi di tregua commerciale siglati nel luglio scorso, compromettendo il voto europeo per l'abbassamento tariffario sui prodotti Usa;
  • L'utilizzo della leva dei diritti umani e del lavoro forzato come giustificazione protezionistica minaccia il dialogo diplomatico, trasformando un tema etico e sacrosanto in una scusa per erigere nuove barriere tariffarie;
  • La manovra aggira il recente stop della Corte Suprema e conferma la volontà degli Usa di perseguire una politica economica nazionalista, costringendo i partner globali a una complessa ridefinizione dei rapporti di forza.

Adesso

  • L'Ue potrebbe arrivare alla decisione di attivare lo Strumento anti-coercizione, un meccanismo – spesso definito “Bazooka” – varato proprio per rispondere alle pressioni economiche straniere attraverso contromisure commerciali, dazi mirati e restrizioni agli investimenti;
  • L'escalation rischia di innescare una guerra tariffaria a catena, in cui l'Ue si vedrebbe costretta a congelare le concessioni e a varare dazi ritorsivi a tutela dei propri settori industriali strategici;
  • L'Italia si trova in una posizione di forte vulnerabilità sia commerciale, per l'alto valore delle sue esportazioni manifatturiere e agroalimentari verso gli Usa colpito dalla tariffa del 10%, sia politica, dovendo trovare la quadra tra la vicinanza strategica a Washington e la necessaria solidarietà all’eventuale linea di risposta comune dell'Ue.

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