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Gli Usa scelgono l’Africa per testare droni da 54,6 mld perché non hanno spazio sufficiente nei loro cieli per limiti normativi e traffico aereo

Cos’è successo
Il 14 maggio 2026, davanti alla Commissione Forze Armate del Senato Usa, il generale Dagvin Anderson, comandante di Africom — il Comando militare americano per l'Africa — ha proposto di trasformare il continente in un laboratorio per le operazioni multi —dominio del futuro: droni, guerra elettronica, operazioni cibernetiche integrate in un unico sistema d'attacco.
Il contesto è preciso: il Pentagono chiede, nel bilancio 2027, 54,6 miliardi di dollari per sistemi autonomi, il più grande investimento in droni della storia americana, ma i campi militari statunitensi sono troppo piccoli, vincolati dalle autorizzazioni della Federal Aviation Administration e dalle restrizioni sui disturbi GPS. L'Africa, invece, offre terreni vasti, partner disposti ed ecosistemi di droni emergenti.
Perché conta
La proposta del generale Anderson non serve solo ad addestrare le forze americane ma anche a segnalare alla Cina che gli Stati Uniti possono colpirla ovunque, anche dall'Africa, dove Pechino ha interessi economici e infrastrutturali crescenti.
- Il Marocco è il candidato principale. A meno di 15 km dall'Europa attraverso lo Stretto di Gibilterra, con accesso diretto a Mediterraneo e Atlantico, ha ospitato nell'esercitazione African Lion 2026 bombardieri B-52H americani con F-16 marocchini.
- Il Ghana punta a produrre 50.000 droni l'anno, il Kenya riceve 70 milioni di dollari di investimenti militari americani, il Senegal dispone del centro di addestramento tattico CET2. La logica è quella dei centri di eccellenza Nato applicata al contesto africano: punti focali per ricerca, certificazione e addestramento congiunto;
- Il nodo tecnico è la maturità delle operazioni multi-dominio JADO, la capacità di integrare sensori, sistemi d'attacco e centri decisionali di eserciti diversi in tempo reale. Senza spazi che permettano disturbi elettronici e jamming GPS, i 54,6 miliardi in droni rischiano di comprare inventari senza dottrina d'impiego.
Adesso
- Per l'Italia il Marocco è già un partner nel Mediterraneo allargato. Se Washington costruisce una presenza militare sperimentale a Rabat, Roma dovrà decidere se parteciparvi nel quadro Nato, con implicazioni dirette sul Piano Mattei e sulle relazioni bilaterali già consolidate nell'area;
- Il gasdotto Nigeria-Marocco da 25 miliardi di dollari adottato nel 2024 da ECOWAS, trasformerebbe Rabat in corridoio energetico tra Africa subsahariana ed Europa. Laboratori militari americani più gasdotto verso l'Europa: una doppia centralità strategica che la Cina osserva con attenzione crescente;
- Il rischio è la militarizzazione di un continente che chiede sviluppo. Per i Paesi africani coinvolti, il confine tra partnership militare e dipendenza strutturale è sottile e la storia del continente con le basi straniere suggerisce che il consenso locale non può essere dato per scontato.