News & Business
Gli stoccaggi europei di gas sono pieni solo al 57,1%, ma l’Italia è sopra la media ed è messa meglio di Spagna, Francia e Germania
2 min di lettura

Cos’è successo
I livelli degli stoccaggi di gas naturale nell’Unione europea sono su livelli bassissimi per questo periodo dell’anno: la media di riempimento è del 57,1%, anche se non tutti gli Stati membri si trovano nella stessa situazione.
Il Paese con le riserve più alte è la Polonia con l’85,3%, seguita dal Portogallo con l’81,7%. L’Italia è al 75,7%, meglio di Spagna (72,2%), Francia (57%) e Germania (46,8%).
Perché conta
- Gli stoccaggi garantiscono la sicurezza energetica e permettono di ridurre la necessità di acquistare gas durante la stagione fredda, quando c’è tanta domanda di combustibile per il riscaldamento e i prezzi salgono;
- Se tra ottobre e novembre le scorte di gas dell’Unione europea dovessero attestarsi su livelli bassi, i consumatori e le imprese potrebbero ritrovarsi a dover pagare bollette più care nei mesi invernali;
- In Europa i prezzi del gas sul mercato spot (quello giornaliero e all’ingrosso) sono già a 60 euro al megawattora, e dalla metà di giugno sono aumentati di oltre il 50%. A inizio luglio si aggiravano sui 40 €/MWh.
Adesso
- Nonostante la situazione degli stoccaggi italiani sia buona, l’amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi ha comunque invitato a fare attenzione ai rischi per gli approvvigionamenti. A suo dire, i fattori critici sono tre: il divieto di importazione di gas russo dal 2027, la chiusura dello stretto di Hormuz (che limita le possibilità di esportazione del Qatar), la competizione per le forniture con l’Asia;
- Secondo lo scenario più ottimistico elaborato da Wood Mackenzie, se il Qatar riuscirà a riprendersi dagli attacchi iraniani e a tornare operativo entro settembre, al 1° novembre la percentuale di riempimento degli stoccaggi a livello europeo raggiungerà il 75%. Il tasso medio degli ultimi cinque anni è stato però molto superiore, al 90%;
- La compagnia petrolifera norvegese Equinor pensa che l’Unione europea non riuscirà a rispettare l’obiettivo di riempimento degli stoccaggi all’80% prima dell’inizio dell’inverno, e che dunque sarà più esposta alle oscillazioni dei prezzi di mercato. La Norvegia è la maggiore fornitrice di gas del blocco: nel 2025 è valsa il 31% delle importazioni totali.