News & BusinessPolitica Internazionale
Gas: in Ue il prezzo balza del 50%, intanto Pechino si affida a Mosca

Cosa è successo
Il 15 aprile, il presidente cinese Xi Jinping ha ricevuto il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov alla Grande Sala del Popolo di Pechino, chiedendo una coordinazione strategica "più stretta e più forte" tra i due Paesi. L'incontro cade nel trentesimo anniversario del partenariato strategico sino-russo e nel venticinquesimo anniversario del Trattato di Buon Vicinato.
Prima di incontrare Xi, Lavrov aveva già incontrato il suo omologo Wang Yi per discutere del conflitto in Medio Oriente, della guerra in Ucraina e di altri dossier geopolitici. Sul piano energetico, il nodo più concreto dell'intera visita: Lavrov ha dichiarato in conferenza stampa che Mosca può "compensare" le carenze energetiche cinesi mentre il traffico nello Stretto di Hormuz resta bloccato.
Perché è importante
Questo incontro rappresenta un segnale politico preciso, indirizzato a Washington quanto al resto del mondo. Xi ha definito la stabilità e la certezza delle relazioni sino-russe "particolarmente preziose" di fronte alla turbolenza dello scenario internazionale, una formulazione che equivale a un impegno esplicito a non cedere alle pressioni occidentali di isolare Mosca.
La convergenza di Pechino verso il gas russo non è un fenomeno isolato. Esattamente negli stessi giorni, in Europa, il dibattito si riapre con forza. Claudio Descalzi, Ad di Eni, ha chiesto la sospensione del bando Ue sul GNL russo invocando l'emergenza energetica innescata dalla crisi di Hormuz, citando numeri difficili da ignorare: i prezzi del gas in Europa sono passati da 35 a 52,87 euro/MWh in sei settimane, un balzo del 50%.
Il problema è che su quel bando non si discute di sola politica energetica: si discute di guerra. Il regolamento Ue è stato costruito come strumento di solidarietà con l'Ucraina e per sottrarre risorse alla macchina bellica di Mosca, una logica che Bruxelles ha difeso per quattro anni. La crisi di Hormuz rischia così di fare quello che il conflitto in Ucraina non era riuscita a fare. Sul piano multilaterale, Lavrov ha rimarcato la stretta coordinazione di Mosca e Pechino in sede Onu, Sco e Brics, confermando che l'asse punta a strutturare un blocco alternativo all'ordine occidentale.
E adesso?
- Se la Russia consolida il ruolo di fornitore di riserva per la Cina durante la crisi di Hormuz, ne ricava una rendita geopolitica duratura: dipendenza cinese dal gas russo, alleggerimento della pressione delle sanzioni occidentali, e leva negoziale rispetto a qualsiasi trattativa futura sul dossier ucraino. Per Pechino, l'accordo è simmetrico: diversificazione immediata degli approvvigionamenti senza dover aderire apertamente a nessuno dei due fronti del conflitto.
- La visita di Lavrov si inserisce in una settimana di intensa attività diplomatica cinese: Xi ha incontrato anche il premier spagnolo Sanchez, il principe ereditario di Abu Dhabi Mohamed bin Zayed e il leader vietnamita To Lam, un segnale che Pechino si sta posizionando come interlocutore obbligato per tutti gli attori che cercano spazio di manovra fuori dalla logica dei blocchi. Il rischio, per Washington, è che la crisi di Hormuz stia accelerando esattamente la reconfigurazione multipolare che la strategia americana puntava a contenere.