News & BusinessPolitica Internazionale
Fondi all'Ucraina, rapporti con Ue e Mosca: come cambierebbe l'Ungheria di Magyar
Cosa è successo
Il voto di domenica in Ungheria è atteso con grande attenzione in Europa, negli Stati Uniti e in Russia — tanto che martedì 7 aprile il vicepresidente JD Vance si è recato a Budapest per dare sostegno a Viktor Orbán. La ragione di tanto interesse internazionale per il voto locale di Budapest sta nel fatto che il governo ungherese, in questi anni, si è rivelato una pedina fondamentale, in grado sia di indebolire l’Ue, ponendo il veto a qualunque azione ne rafforzasse la struttura, sia di rafforzare Mosca, che per tramite di Orban ha avuto - indirettamente - un posto a sedere ai tavoli di Bruxelles.
Perché è importante
Alla luce di tutto questo, dunque, occorre chiedersi in che modo le politche ungheresi potrebbero cambiare nel caso in cui, come previsto dai sondaggi, le elezioni dovessero essere vinte dal leader anti-Orban Peter Magyar.
Vediamole per punti:
-Rapporti con l’Ue: questo è il punto in cui il cambiamento sarebbe più evidente. In primo luogo Magyar promette di non essere una spina nel fianco per l'Ue. In realtà, però, non è detto che questo cambio vada oltre un allineamento di facciata. Magyar è cresciuto al’interno del partito Fidesz di Orban e ne ha condiviso per lungo tempo la linea. E, in parte, la condivide ancora, come evidente da buona parte dei voti del partito Tisza. Secondo un’analisi pubblicata da European Policy Center “Sebbene gli eurodeputati di Tisza siano per lo più allineati con le forze filo-europee, si allineano anche tatticamente con Fidesz su questioni politicamente sensibili come l'Ucraina, l'agricoltura e la migrazione. L'analisi rileva che gli eurodeputati di Tisza si sono allineati con Fidesz nel resistere a un'ulteriore integrazione istituzionale, favorendo una politica migratoria che privilegia la sicurezza e opponendosi al linguaggio sui diritti e l'uguaglianza. Si sono uniti a Fidesz nel votare contro un emendamento che chiedeva un maggiore ricorso alla procedura sullo stato di diritto prevista dall'articolo 7. Per quanto riguarda l'Ucraina, hanno ripetutamente votato contro gli emendamenti che rafforzavano il linguaggio di sostegno a Kiev e di condanna della Russia”.
-Rapporti con l'Ucraina: su questo aspetto, il cambio di passo di un eventuale governo Magyar sarebbe ancora meno evidente. Sull’Ucraina il candidato premier e leader di Tisza ha sempre mostrato particolare freddezza. Anzi. Secondo Financial Times “In un gesto di distensione verso gli elettori ungheresi scettici nei confronti dell'Ucraina e favorevoli a Mosca, Magyar ha aggiunto che il suo governo non cambierà rotta sul sostegno militare a Kiev né procederà a una brusca interruzione dei rapporti con la Russia”.
Quindi per quanto Magyar abbia garantito di allinearsi alle posizioni di Ue e Nato, non è detto che il sostegno ungherese a Kiev cambi di segno. Magyar, però, probabilmente si collocherebbe su una linea più allineata a Bruxelles e meno ostruzionista rispetto a Orbán: non porrebbe il veto agli aiuti Ue a Kiev, favorendo quindi lo sblocco dei pacchetti finanziari.
-Rapporti con la Russia: Magyar ha più volte condannato l’allineamento di Viktor Orban a Mosca, e sembra intenzionato a rompere il legame tra la Russia e il suo Paese. È verosimile che lo faccia in modo cauto e in modo graduale, soprattutto per non scatenare l’ira di Mosca (dal cui petrolio Budapest ancora dipende).
-Rapporti con gli Stati Uniti: in queste ultime settimane in cui il sostegno di Trump a Orban si è fatto chiaro, Magyar è stato molto accorto nel non reagire, consapevole del fatto che la campagna elettorale finirà tra poche ore e, se dovesse vincere, comunque con Trump dovrebbe avere a che fare. Quindi, la posizione di Magyar è quella di un forte sostegno alla Nato, e per conseguenza, di un allineamento a Washington.
E adesso?
Se Magyar dovesse vincere, l'Ungheria cambierà volto più nella forma che nella sostanza: Bruxelles tirerà un sospiro di sollievo, ma il cambiamento reale nei rapporti con Russia e Ucraina sarà cauto e graduale, frenato dalla dipendenza energetica da Mosca e da un elettorato tutt'altro che compatto sulle posizioni europeiste. Il vero banco di prova sarà nei primi mesi di governo, quando Magyar dovrà decidere fino a che punto è disposto a rompere con l'eredità di Orbán — sapendo che su alcuni dossier chiave, dalla migrazione all'Ucraina, una parte del suo stesso partito non è poi così lontana dal predecessore.