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Fino a 11 sessioni di telemedicina raddoppiano il tasso di cessazione del fumo nei pazienti oncologici

Cos’è successo
Un trial randomizzato pubblicato sul Journal of Clinical Oncology ha dimostrato che un programma proattivo di cessazione del fumo, basato su fino a 11 sessioni di telemedicina e terapia sostitutiva con nicotina, ha quasi raddoppiato il tasso di cessazione del fumo nei pazienti oncologici rispetto all'assistenza standard. Lo studio, condotto in centri oncologici di comunità negli Stati Uniti, mostra che un supporto continuativo è molto più efficace del semplice consiglio di smettere di fumare.
Il risultato va oltre il singolo intervento: per anni il tabagismo è stato considerato un fattore di rischio "esterno" alla terapia oncologica. Oggi emerge invece come parte integrante del percorso di cura, da affrontare con strumenti strutturati e continuativi.
Perché conta
- La terapia oncologica si estende oltre il farmaco. Il successo di un trattamento dipende sempre di più anche dalla capacità di modificare i comportamenti che influenzano tossicità, efficacia e sopravvivenza. La medicina passa dalla prescrizione alla presa in carico;
- La telemedicina cambia funzione. Non è più soltanto uno strumento per sostituire una visita, ma una piattaforma per accompagnare il paziente tra un trattamento e l'altro, quando si giocano molte delle decisioni quotidiane che incidono sugli esiti clinici;
- Nasce un nuovo modello di assistenza oncologica. Nutrizione, attività fisica, cessazione del fumo, supporto psicologico e monitoraggio remoto tendono a convergere in un unico ecosistema digitale, sempre più parte integrante della terapia.
Adesso
- I programmi di supporto comportamentale potrebbero diventare uno standard della cura oncologica, affiancando chirurgia, radioterapia e farmaci nei principali percorsi assistenziali;
- L'intelligenza artificiale e i wearable renderanno questi programmi sempre più personalizzati, adattando frequenza e contenuti del supporto in base ai dati del paziente;
- L'oncologia del prossimo decennio sarà valutata non solo per l'efficacia delle terapie, ma per la capacità di accompagnare il paziente lungo tutto il percorso di cura, dentro e fuori dall'ospedale.