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Fedorov lancia in Ucraina l'iniziativa Army of Robots per schierare umanoidi in combattimento entro 6 mesi

3 min di lettura
Fedorov lancia in Ucraina l'iniziativa Army of Robots per schierare umanoidi in combattimento entro 6 mesi

Cos’è successo

Il 26 settembre 2026, all’IT Arena di Leopoli, l’ex ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov (destituito da Volodymyr Zelensky a luglio) ha annunciato l’iniziativa privata "Army of Robots", modellata sull’Army of Drones del 2022 grazie al quale l'Ucraina è riuscita a resistere alla continua offensiva russa. Obiettivo dichiarato: far fare ai robot il lavoro più pericoloso — evacuazione feriti, logistica, mine, ricognizione, tenuta delle posizioni e combattimento — perché servono più sistemi autonomi, non persone, in prima linea. Secondo Fedorov, i droni svolgono già oltre il 95% degli attacchi ucraini, grazie ad una base industriale che copre più di 700 produttori. Ma la guerra continua, la Russia copia e scala, e l'Ucraina - per andare avanti - ha bisogno che i suoi cittadini lavorino, per far funzionare l'economia, non che muoiano sul campo di battaglia.

Qui si parla di un ecosistema: investimenti in startup, progetti propri, R&D, test con i militari e scaling di ciò che funziona. Si cercano quindi aziende, ingegneri e chief technology officers. Fedorov ha già lanciato una propria società defense-tech; il primo lead investor è Alex Karp, CEO di Palantir. L'obiettivo? Entro sei mesi avere il primo militare russo ucciso da un robot umanoide. Entro dodici mesi un assalto a una posizione senza fanteria, con robot e droni che parlano gli stessi protocolli.

Perché conta

  • La robotizzazione del campo di battaglia è stata concettualizzata da decenni. Finora, però, è stata impossibile: costi di produzione, performance limitate, technologie non sufficientemente avanzate. Il progresso tecnologico, in particolare nel campo dell'intelligenza artificiale, dell'energia e della robotica, però, potrebbe rendere questa intuizione una realtà. L'Ucraina sembra puntare in questa direzione;
  • I primi compiti degli umanoidi sarebbero banali e addestrabili in fretta: ricaricare una mitragliatrice, cambiare una batteria, piazzare un sensore. In parallelo, dovrebbe crescere l'arsenale di sistemi senza pilota di terra e per l'intercetto di missili russi. Ma l'evoluzione nella robotica dovrebbe poi accelerare, per permettere di schierare sistemi in grado di sostituire, se non i soldati, alcune delle loro mansioni;
  • Le sfide rimangono significative e non è chiaro se, davvero, in sei mesi dei risultati sono possibili: serve autonomia energetica sufficiente a compiere le missioni, sensori e software in grado di gestire un ambiente dinamico e avverso, e poi sistemi robotici in grado di eseguire le missioni correttamente, anche quando il contesto cambia.

Adesso

  • Nelle prossime settimane si vedrà se all'iniziativa lanciata da Fedorov seguiranno CTO, startup e soldi veri, o solo video generati e un sito;
  • Oltre alle tecnologie (che non sono totalmente disponibili all'Ucraina) e investimenti (necessari per creare siti produttivi in scala), sarà necessaria una stretta collaborazione con le forze armate: l'Ucraina sta già unendo la fase di test con quella di applicazione in molte circostanze, ma gli attuali prototipi di umanoidi richiedono una cooperazione con le forze di terra per dare dei risultati;
  • Sul medio termine, se l’ecosistema produce UGV e logistica robotica (più credibili degli umanoidi da trincea), l’Ucraina resta il laboratorio occidentale della guerra senza uomini in prima linea. La vera questione riguarda gli altri Paesi: l'Europa vorrà contribuire a questa transizione? E quanto questa sarà possibile sotto i continui raid missilistici russi.

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