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FDI & assicurazioni: meno diversificazione, più concentrazione di rischio
FDI & assicurazioni: meno diversificazione, più concentrazione di rischio
Cosa è successo?
Il report “The FDI Shake-Up: How Foreign Direct Investment Today May Shape Industry and Trade Tomorrow” del McKinsey Global Institute evidenzia una trasformazione strutturale dei flussi di investimento globale. Dal 2022, il 75% dei progetti greenfield si concentra in settori “future-shaping” (energia, semiconduttori, data center), rispetto al 55% del periodo 2015–2019. Parallelamente, cresce la concentrazione del capitale: i megadeal sopra $1 miliardo (solo l’1% in numero) rappresentano il 47% del valore totale. Questi asset sono altamente capital-intensive e geograficamente concentrati: USA e Cina controllano circa due terzi della capacità globale di data center, mentre Taiwan e Corea del Sud dominano l’85–90% dei chip avanzati. Inoltre, i flussi si stanno polarizzando: gli inflow verso la Cina sono crollati del 65% rispetto al periodo pre-COVID, riducendo la diversificazione geografica.
Perché è importante?
Per il settore assicurativo, questo implica un aumento significativo del concentration risk. Gli asset assicurati (fab di semiconduttori, gigafactory, hyperscale data center) presentano valori di sostituzione senza precedenti, spesso superiori a $10 miliardi per singola location. A ciò si aggiunge una crescente interdipendenza infrastrutturale: un singolo data center può assorbire una quota rilevante del consumo energetico locale, rendendo il rischio operativo strettamente legato a quello sistemico (energia, rete, supply chain). La concentrazione geografica e settoriale riduce la capacità degli assicuratori di diversificare il rischio nei portafogli globali. Il risultato è una maggiore esposizione a eventi estremi (fisici, geopolitici o operativi) con potenziali perdite aggregate elevate e difficili da modellizzare.
E adesso?
Per gli assicuratori P&C, diventa essenziale rivedere i modelli di underwriting e accumulo del rischio. Questo significa rafforzare le analisi di concentration risk, integrare scenari di interruzione sistemica (energia, supply chain, geopolitica) e riconsiderare limiti di capacità per singola location o cluster industriale. Allo stesso tempo, si aprono nuove opportunità: coperture specialistiche per asset ad alta intensità di capitale, soluzioni parametriche per interruzioni operative e prodotti integrati per ecosistemi industriali complessi. In prospettiva, il mercato assicurativo si sposta verso rischi meno numerosi ma molto più grandi e interconnessi: chi sviluppa capacità di modellizzazione e pricing su questi mega-asset potrà catturare valore; chi resta su logiche di diversificazione tradizionale rischia di sottostimare la nuova scala del rischio globale.