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Entro il 2050 29 province cinesi e 18 Stati americani saranno tra le cento aree più esposte al mondo ai rischi climatici

Cos’è successo
La competizione tra Stati Uniti e Cina si sta spostando anche sul clima. Gli eventi meteorologici estremi minacciano le fondamenta fisiche del potere di entrambi i Paesi, comprese infrastrutture critiche, catene di approvvigionamento e motori di crescita come i data center.
Il Climate Risk Index 2026 di Germanwatch colloca Cina e Stati Uniti tra i venti Paesi che hanno subìto i maggiori danni economici e umani da eventi climatici estremi nel periodo 1995-2024. La società di analisi del rischio climatico XDI stima che entro il 2050, tra le cento giurisdizioni subnazionali più esposte al mondo, ventinove saranno province cinesi e diciotto stati americani. Allo stesso tempo, sul fronte energetico, un nuovo report dell'Energy Institute conferma che nel 2025 le rinnovabili sono state per la prima volta al di fuori di una fase recessiva la principale fonte di crescita della fornitura energetica mondiale, con il solare che da solo ha coperto il 72% del totale. La Cina ha realizzato un altro anno record per solare ed eolico, superando da sola la somma del resto del mondo.
Perché conta
L'adattamento climatico si trasforma in un fattore di competitività economica e non solo ambientale, con la Cina che risulta strutturalmente avvantaggiata.
- Secondo il World Resources Institute ogni dollaro investito in adattamento climatico genera oltre 10,50 dollari di benefici in dieci anni, ma Pechino integra l'adattamento nella pianificazione politica dal 2013, mentre Washington resta indietro;
- Nel 2025 le emissioni statunitensi sono cresciute del 3,2%, quattro volte più di quelle cinesi, segnale di una traiettoria opposta rispetto a quella di Pechino;
- Il costo medio dello storage a batteria è crollato del 45% nel 2025 secondo Ember, consolidando il vantaggio industriale cinese sulle tecnologie che sostengono l'espansione del solare.
Adesso
- La guerra in Iran ha accelerato la diversificazione energetica globale, spingendo più Paesi ad allontanarsi da petrolio e gas del Golfo verso fonti rinnovabili, un trend che rafforza ulteriormente la posizione cinese nelle filiere tecnologiche;
- Gli analisti segnalano che la Cina, pur guidando la transizione, continua ad accumulare scorte di combustibili fossili come forma di assicurazione strategica, un'ambiguità che Bruxelles dovrà monitorare nei rapporti commerciali ed energetici con Pechino;
- Per l'Unione Europea il divario di investimento in resilienza climatica tra le due potenze rafforza l'urgenza di una propria strategia di adattamento infrastrutturale, per non restare esposta agli stessi rischi fisici che minacciano Washington e Pechino.