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Dopo sei mesi di guerra, l'Iran minaccia una "guerra economica" contro gli Usa e compie nuovi attacchi nel Golfo

Cos’è successo
Martedì l'Iran ha minacciato gli Stati Uniti con una "guerra economica" e ha dichiarato di aver lanciato un missile avanzato, il Qassem Basir, contro navi militari americane nel Golfo. L'episodio arriva a pochi giorni da un nuovo scambio di colpi tra le parti: sabato le forze Usa avevano colpito tre petroliere iraniane, dopo esplosioni registrate nei pressi dell'isola di Kharg. Il conflitto, giunto al suo sesto mese, procede da tempo con un'alternanza di pause e improvvise riacutizzazioni.
Parallelamente, la milizia yemenita Houthi, sostenuta dall'Iran, ha colpito diverse città dell'Arabia Saudita, ferendo 73 persone secondo un portavoce della coalizione a guida saudita in Yemen, un segnale che il conflitto rischia di allargarsi su scala regionale, mentre i tentativi diplomatici restano bloccati. Teheran ha inoltre annunciato l'intenzione di istituire una nuova zona di esclusione nel Golfo, con mappe di un nuovo corridoio di navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz, senza però specificare tempi certi.
Perché conta
- Nonostante i pesanti attacchi americani abbiano indebolito le forze convenzionali iraniane e aggravato una già fragile economia, l'Iran mantiene intatte le proprie capacità missilistiche e con droni, sufficienti a minacciare le petroliere in transito nello Stretto di Hormuz e a colpire i vicini del Golfo che ospitano basi militari statunitensi;
- Lo Stretto di Hormuz — da cui passava circa un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto commerciato a livello globale prima della guerra — resta un canale conteso: nonostante i tentativi Usa di riaprirlo, il traffico delle navi commerciali è tornato a rallentare questa settimana, dopo le minacce di ritorsione iraniane;
- Alcuni analisti ritengono che la leva di Teheran sullo Stretto si stia progressivamente indebolendo, proprio mentre le nuove e più dure sanzioni economiche americane iniziano a mordere in modo sempre più difficile da sopportare per l'Iran.
Adesso
- Il rialzo dei prezzi energetici legato al conflitto pesa sul fronte politico interno americano: la guerra, impopolare secondo i sondaggi Usa, aumenta i rischi per il Partito Repubblicano di Trump in vista delle elezioni di midterm di novembre. Trump ha promesso sui social che i prezzi del petrolio crolleranno rapidamente non appena gli Stati Uniti avranno vinto il conflitto, scendendo fino a meno di due dollari al gallone e impedendo per sempre all'Iran di dotarsi di un'arma nucleare;
- A sei mesi dal lancio dell'operazione "Epic Fury" a febbraio, Trump non ha ancora raggiunto nessuno degli obiettivi dichiarati: porre fine al programma nucleare iraniano, bloccarne la capacità di attaccare i vicini, e creare le condizioni per un rovesciamento della leadership di Teheran;
- I vertici religiosi iraniani restano al potere e puntano a uscire dal conflitto più forti di prima, continuando a chiedere la revoca delle sanzioni e sperando, in prospettiva, di poter riscuotere pedaggi dalle navi che attraversano lo stretto — un obiettivo che allontanerebbe ulteriormente qualsiasi soluzione negoziale duratura;