News & BusinessPolitica Internazionale
Dopo la disfatta elettorale il premier britannico Starmer vacilla sotto la pressione di 70 deputati “ribelli”

Cos’è successo
Il primo ministro britannico, Keir Starmer, sta affrontando una crisi di leadership senza precedenti. A seguito di una pesante disfatta elettorale a livello locale che ha scosso la stabilità del Partito laburista. Nonostante il premier abbia ribadito l'intenzione di restare in carica per evitare al Paese il caos legato a una nuova elezione nazionale, la fronda dei dissidenti continua a crescere e conta oggi 70 parlamentari pronti a chiederne l'allontanamento, a cui presto potrebbero unirsi altri esponenti del partito riformista britannico.
Il governo ha ancora i numeri per andare avanti, con una maggioranza di 403 deputati, ma si tratta comunque di un segnale politico non trascurabile. Figure chiave del governo, tra cui le ministre Yvette Cooper (Esteri) e Shabana Mahmood (Interni), stanno spingendo per una transizione di potere ordinata, mentre l'ombra di Andy Burnham, sindaco di Manchester e leader dell'ala a sinistra del partito, emerge come l'alternativa più accreditata per la successione, sostenuta anche dall'ex vice di Starmer, Angela Rayner.
Perché conta
Le elezioni locali del 7 maggio sono state un vero e proprio terremoto politico. Il Labour ha subito un'emorragia di consiglieri locali, con stime che parlano di oltre 250-280 seggi persi rispetto alle precedenti consultazioni.
- La ribellione di ben 70 parlamentari certifica una perdita di autorevolezza, che rende difficile per Starmer mantenere il controllo della maggioranza legislativa;
- Il coinvolgimento di ministri di alto profilo nella fronda indica che la sfiducia ha ormai raggiunto il cuore politico e operativo del governo;
- La possibile ascesa dell'ala sinistra guidata da Burnham preannuncia un cambio potenzialmente radicale nell'orientamento politico del Labour con ripercussioni sulle agende economiche e internazionali.
Adesso
La crisi interna alle forze di governo britanniche rischia di congelare l'atteso rilancio dei rapporti con l'Ue, il cosiddetto “reset”, proprio mentre si avvicina la revisione del Trattato di Cooperazione (Tca) e a dieci anni da Brexit. Inoltre, un ipotetico passaggio di potere alle frange più a sinistra del partito potrebbe allontanare Londra dalle posizioni di Bruxelles per quanto riguarda i due principali conflitti attivi: Russia-Ucraina e Medio Oriente.
L'attuale debolezza di Starmer potrebbe rallentare anche l'attuazione degli accordi bilaterali con l’Italia, anche quelli discussi di recente su temi come la gestione dei flussi migratori (con Starmer interessato al modello Albania) e la cooperazione nel settore della difesa.