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Disturbi di salute mentale colpiscono più di 1 miliardo di persone e rischiano di frenare il futuro della longevità globale

Cos’è successo
La traiettoria è già visibile: la depressione è oggi tra i principali driver di disabilità e “ill-health” a livello globale, e l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) stima oltre 300 milioni di persone con depressione. Nel 2025 l’agenzia Onu ha aggiornato il quadro più ampio: più di 1 miliardo di persone vive con una condizione di disagio psicologico.
In parallelo, le proiezioni di burden of disease – cioè il calcolo dell'impatto totale che le malattie e gli infortuni hanno sulla popolazione mondiale - indicano che entro metà secolo una quota crescente del carico globale sarà “non-fatale” (anni vissuti con disabilità), cioè esattamente il terreno su cui la salute mentale pesa di più.
Perché conta
-Longevity non è solo vivere più a lungo: è vivere bene. E la salute mentale è il moltiplicatore (o il freno) di tutto il resto: aderenza alle terapie, lavoro, relazioni, stili di vita, rischio cardiometabolico, abuso di sostanze, isolamento;
-Se aumenta la quota di anni vissuti con disabilità, la depressione non è “un capitolo” della longevità: è una componente strutturale della produttività sociale e della sostenibilità dei sistemi sanitari.
Adesso
- Da servizi a infrastruttura: prevenzione, accesso e presa in carico continuativa (non solo “psicoterapia quando c’è crisi”);
- Misurazione e triage: più screening e monitoraggio (anche digitale), ma con percorsi clinici chiari per evitare over-medicalizzazione;
- Nuovi modelli di rimborso: pagare esiti funzionali (ritorno al lavoro, ricadute evitate, continuità) più che prestazioni isolate.