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Dare una pensione adeguata a tutti e muovere i risparmi, i due obiettivi del fondo pensione dedicato ai neonati allo studio del governo

Cos’è successo
Il governo sta studiando l'introduzione di un fondo pensione intestato a ogni neonato. Lo ha detto la ministra del Lavoro, Marina Calderone, in un'intervista al Corriere della Sera: "Valutiamo la fattibilità del fondo previdenziale alla nascita", le coperture "si trovano" perché "bastano piccoli importi". Un versamento iniziale dello Stato, poi contributi volontari dei familiari, infine del titolare quando inizia a lavorare.
La proposta nasce negli uffici dell'Inps: il presidente Gabriele Fava l'ha rivendicata al Meeting di Rimini come suo "terzo pilastro" e chiede di gestirlo, con la vigilanza della Covip, l'autorità sui fondi pensione. Obiettivo, la Manovra 2027. Sullo sfondo un numero di nascite ai minimi dal dopoguerra, 355mila nel 2025 secondo l'Istat.
Perché conta
Il fondo neonati sarebbe un altro passo verso un vero terzo pilastro. La previdenza italiana poggia su tre livelli. Il primo è la pensione pubblica obbligatoria, gestita dall'Inps e finanziata a ripartizione: i contributi di chi lavora oggi pagano gli assegni di chi è già in pensione. Il secondo sono i fondi pensione negoziali, nati dalla contrattazione tra sindacati e imprese e alimentati dal Tfr e dal contributo del datore di lavoro. Il terzo è il risparmio previdenziale individuale, volontario, che ciascuno costruisce per conto suo. Il fondo alla nascita entrerebbe qui, con lo Stato che apre il conto e la famiglia che lo alimenta. E serve, perché la generosità del primo pilastro continuerà a scendere: nel 2070 un dipendente privato incasserà il 64,1% dell'ultimo stipendio netto con la sola pensione obbligatoria, il 74,2% se affianca un fondo integrativo (Ragioneria generale dello Stato). Intanto si lavora più a lungo: dal 2027 si va in pensione a 67 anni e un mese, dal 2028 a 67 e tre.
- Il secondo obiettivo è meno dichiarato: mobilitare i 1.163 miliardi fermi sui conti correnti, erosi dell'11,6% reale dal 2022, e portarli sulle imprese italiane ed europee. Bruxelles chiede questo dal novembre 2025, quando ha raccomandato adesione automatica e conti di investimento fiscalmente incentivati dentro la Savings and Investments Union, il piano Ue per spostare i risparmi sui mercati.
- Roma segue la Germania, che dal 2027 vuole versare 10 euro al mese per ogni bambino dai 6 ai 18 anni: 1.440 euro pubblici che possono diventare 53mila alla pensione con un rendimento teorico del 7%. Il Trentino-Alto Adige lo fa dal 2025 con 1.100 euro in cinque anni condizionati ai versamenti della famiglia. Estenderlo a tutta Italia costerebbe circa 390 milioni l'anno a regime.
- Sì, ma la Germania ha 654mila nuovi nati l'anno contro i 355mila italiani, e "piccoli importi" suggerisce una dote sotto il livello Trentino.
Adesso
- Il test è la Manovra: quadro di finanza pubblica a fine settembre, disegno di legge di bilancio in Parlamento entro il 20 ottobre. Con 355mila nati, ogni 100 euro di dote pubblica vale circa 36 milioni l'anno, una dote da 1.000 euro ne vale 355. Cifre modeste, ma in concorrenza diretta con il blocco dell'età pensionabile che chiede la Lega.
- Berlino fa da banco di prova esterno: Bundestag e Bundesrat devono approvare entro fine 2026, la legge parte il 1° gennaio 2027 con effetto retroattivo al 2026 sui nati nel 2020. Entro sei mesi Roma avrà un confronto diretto su costi, rendimenti e automatismo dell'adesione.
- Quello interno è il Trentino: le domande in regime transitorio restano aperte fino al 31 dicembre 2027 e diranno quante famiglie aderiscono davvero. La relazione Covip di giugno 2027 misurerà l'altro pezzo, l'adesione automatica dei neoassunti introdotta dalla legge di bilancio 2026, mentre la Cisl chiede di riaprire il cantiere del secondo pilastro.