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Da 1 a 4: gli Usa vogliono quadruplicare le basi in Groenlandia per sorvegliare i sottomarini russi e cinesi

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Da 1 a 4: gli Usa vogliono quadruplicare le basi in Groenlandia per sorvegliare i sottomarini russi e cinesi

Cos’è successo

Gli Stati Uniti e la Danimarca sono impegnati in trattative per espandere significativamente la presenza militare americana in Groenlandia attraverso l'apertura di tre nuove basi nel sud del territorio, autonomo ma legato alla corona di Copenaghen. Lo riferiscono fonti diplomatiche citate dalla stampa britannica, precisando che l'obiettivo principale è quello di potenziare la sorveglianza marittima nel cosiddetto varco Giuk (formato da Groenlandia, Islanda e Regno Unito), un punto di passaggio cruciale per monitorare le attività navali di Russia e Cina.

Dopo le frizioni causate dalle passate minacce del presidente americano Donald Trump di prendersi l'isola con la forza, i negoziati si sono ora spostati su un piano diplomatico discreto. Washington punta a ottenere una sorta di sovranità territoriale sulle nuove installazioni, che dovrebbero sorgere su siti provvisti di infrastrutture preesistenti, come l'ex aeroporto di Narsarsuaq.

Perché conta

Questa espansione, anche se non ancora confermata a livello ufficiale, rappresenta un capitolo nuovo e importante per la sicurezza globale e per la ridefinizione degli equilibri nell’Artico, considerato uno dei principali terreni di scontro geopolitico del futuro tra Usa, Cina.

  • Il controllo del varco Giuk permette di intercettare i movimenti dei sottomarini russi prima che possano minacciare le rotte transatlantiche o i cavi sottomarini per le telecomunicazioni;
  • Il passaggio da una sola base attiva a quattro installazioni complessive segnala il ritorno a una strategia di deterrenza artica massiccia simile a quella dell'epoca della Guerra Fredda;
  • Il successo delle trattative servirebbe a ricucire lo strappo diplomatico tra gli Stati Uniti e gli alleati scandinavi, dimostrando che la via della negoziazione è preferibile alle retoriche di annessione forzata.

Adesso

  • L’iniziativa americana rischia di indebolire ulteriormente le relazioni transatlantiche, sia a livello Nato che Ue (con la Danimarca membro di entrambe): l'approccio transazionale di Washington spinge i partner europei a trattare sempre più a livello bilaterale, piuttosto che adottare una posizione di blocco comune;
  • Particolarmente coinvolti sono i Paesi che fanno parte del Consiglio artico, ossia Danimarca (Tramite la Groenlandia), Finlandia, Islanda e Norvegia, che hanno il difficile compito di trattare con colossi come gli Usa e la Russia (anch'essa parte del Consiglio);
  • L'Italia non è operativamente attiva sul fronte artico in questa fase, ma nel lungo periodo c'è da aspettarsi un maggiore coinvolgimento, poiché la stabilità di queste rotte è molto importante per l'approvvigionamento energetico e commerciale dell'intera Europa, soprattutto nel momento in cui crisi locali mettono a repentaglio i mercati tradizionali (come nel caso di Hormuz).

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