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Crosetto risponde in Aula sulle nuove minacce e sul pre-posizionamento di due unità cacciamine nell'area di Hormuz

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Crosetto risponde in Aula sulle nuove minacce e sul pre-posizionamento di due unità cacciamine nell'area di Hormuz

Cos’è successo

Durante il question time della Camera di questa settimana, il gruppo di Fratelli d'Italia con prima firma del capogruppo Galeazzo Bignami, ha presentato un'interrogazione a risposta immediata al ministro della Difesa, Guido Crosetto, per chiedere quali iniziative il governo intenda assumere per adeguare lo strumento di difesa nazionale a uno scenario internazionale segnato da instabilità e imprevedibilità. A illustrare il testo è stata Barbara Polo, che ha richiamato l'audizione del 13 maggio davanti alle Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato sulla crisi dello Stretto di Hormuz, durante la quale è stato annunciato il pre-posizionamento precauzionale di due unità cacciamine italiane, nell'ambito delle missioni già operative Mediterraneo Sicuro e Aspides.

Il ministro Crosetto ha risposto delineando un quadro di crescente complessità della difesa, sottolineando come oggi non occorrano più Stati ostili o tecnologie costose per mettere in crisi un Paese, dato che bastano poche decine di droni a basso costo per colpire infrastrutture critiche. Il titolare della Difesa ha paragonato la spesa militare alle inferriate alle finestre, presentandola non come priorità desiderata ma come necessità di tutela. Sul fronte israeliano, Crosetto ha precisato che la cooperazione militare è stata chiusa pur mantenendo aperti i canali diplomatici, ritenuti indispensabili per assistere i cittadini italiani in difficoltà. Ha infine auspicato un confronto parlamentare sulla difesa "senza voti finali e senza telecamere", per costruire una visione di lungo periodo che vada oltre l'orizzonte elettorale. Il cofirmatario Fabrizio Comba ha espresso apprezzamento per la linea del governo.

Perché conta

L'interrogazione fotografa una fase in cui la sicurezza marittima e la tutela delle rotte commerciali assumono un peso strategico anche sul fronte energetico ed economico, mentre il dibattito politico interno resta polarizzato sull'aumento delle spese militari e sulla gestione dei rapporti con Israele.

  • Circa 40 Paesi starebbero valutando di contribuire alla sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz e 24 di questi avrebbero già dato disponibilità con assetti specializzati per la bonifica delle mine;
  • In caso di fine delle ostilità tra Stati Uniti e Iran, servirebbe quasi un mese di navigazione alle unità alleate per raggiungere il Golfo, da qui la scelta del pre-posizionamento.

Adesso

  • Resta aperta la richiesta del ministro Crosetto di avviare in Parlamento un confronto strutturato sul programma Safe e sulla visione complessiva della difesa, da sviluppare al di fuori della logica del voto immediato.

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