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Crescita globale: resilienza apparente, fondamenta fragili

2 min di lettura

Cosa è successo?

Il Trade and Development Report 2025 di UNCTAD mostra che la crescita globale sta rallentando: il PIL mondiale scende al 2,6% nel 2025 (dal 2,9% del 2024) e resta su 2,6% nel 2026, sotto la già debole media pre-pandemica. La tenuta osservata a inizio 2025 non riflette una domanda sottostante robusta, ma fattori temporanei: anticipazioni di importazioni per evitare futuri dazi e investimenti concentrati nell’AI, non una ripresa diffusa della formazione di capitale. Quando l’effetto di anticipo si esaurisce, il momentum si indebolisce; l’AI da sola non compensa condizioni finanziarie restrittive, incertezza di policy e livelli di debito elevati.

Perché è importante?

Questa dinamica segnala una resilienza superficiale: i mercati sono sostenuti da tempistiche finanziarie e decisioni tattiche, non da un motore di crescita autosufficiente. In assenza di domanda ampia e investimenti produttivi diffusi, l’economia globale resta vulnerabile a shock (commerciali, finanziari o geopolitici) non appena svaniscono i supporti transitori.

E adesso?

Il rischio è un atterraggio prolungato anziché una ripresa. Per rendere la crescita più robusta servono condizioni che riattivino la domanda reale: alleggerimento coordinato delle strette finanziarie, riduzione dell’incertezza regolatoria e investimenti pubblici e privati più ampi (in infrastrutture, produttività e transizione). Senza questo riequilibrio, la stabilità dei mercati potrebbe cedere rapidamente quando i fattori temporanei si ritirano.

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