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Corsa globale al quantum: crescita rapida, colli di bottiglia strategici

2 min di lettura

Cosa è successo?
OCSE ed EPO hanno pubblicato una mappatura completa dell’ecosistema globale delle tecnologie quantistiche (dicembre 2025). Il settore cresce rapidamente ma in modo diseguale: le famiglie brevettuali internazionali (IPF) in ambito quantum sono aumentate di 7 volte dal 2005 e crescono dal 2014 a un CAGR del 20%, contro il 2% di tutte le tecnologie. Il traino principale è oggi il quantum computing, che ha superato le comunicazioni quantistiche dal 2022. L’ecosistema conta 4.622 organizzazioni, ma solo 830 sono “core quantum”; oltre l’80% dell’attività (brevetti e posti di lavoro) è generata da grandi imprese, università e PRO non specializzate esclusivamente nel quantum. Gli USA guidano per innovazione e capitali: 60% dei finanziamenti globali va a imprese USA, a fronte di 30% di startup e IPF. L’Europa cresce in brevetti (Germania, UK, Francia), ma attrae meno capitali.

Perché è importante?
Il quantum è strategico per sicurezza, difesa, sanità, energia e finanza, ma resta science-driven e poco commercializzato: oltre il 50% dei founder delle imprese core ha un PhD; le vacancy sono concentrate in ruoli R&D (oltre il 50%), mentre marketing e vendite restano <10%. Gli investimenti hanno raggiunto il picco nel 2021 e poi si sono stabilizzati (meno dimensione dei deal, non meno imprese finanziate), segnalando una fase di selezione. Emergono vulnerabilità di supply chain: dipendenze crescenti da pochi fornitori per input critici (es. static converters, ossido di alluminio, sali ossometallici), con Cina dominante in diversi segmenti. Sul fronte pubblico, la quota di R&D quantum sul totale R&D è salita da 0,4% (2015) a 1,1–1,2% (2022–23), con award medi più elevati del non-quantum.

E adesso?
La priorità è passare da R&D a scalabilità e adozione: standard, casi d’uso industriali e procurement mirato. Per l’Europa (e l’Italia) il nodo è doppio: colmare il gap di capitali rispetto agli USA e ridurre le dipendenze di filiera su componenti critici, integrando politiche industriali, IP e competenze. Senza un’accelerazione sulla commercializzazione e sull’attrazione di investimenti growth, il rischio è restare forti in scienza e brevetti ma deboli nel catturare valore economico e sovranità tecnologica.

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