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Con un aumento del 75% in dieci anni, l'obesità tra le giovani donne italiane diventa un fattore di rischio anche per la denatalità

Cos’è successo
In Italia la prevalenza dell'obesità tra le donne di 18-34 anni è aumentata del 75% in meno di un decennio, passando dal 3,6% nel 2016 al 6,3% nel 2025. Parallelamente, oltre un minore su quattro (26%) è oggi in eccesso di peso, con un picco del 32,3% tra i bambini di 3-10 anni. I dati emergono dall'Italian Barometer Obesity Forum 2026, basato sulle più recenti rilevazioni ISTAT.
Il fenomeno va oltre il rischio cardiovascolare. Gli esperti ricordano che l'obesità triplica il rischio di infertilità femminile, aumenta il rischio di aborto e riduce la probabilità di concepimento con l'aumentare dell'indice di massa corporea. In un Paese che registra uno dei più bassi tassi di natalità al mondo, la salute metabolica entra così tra i determinanti della crisi demografica.
Perché conta
- Obesità e denatalità non sono più problemi separati. La salute metabolica delle giovani generazioni potrebbe influenzare direttamente la capacità riproduttiva e il numero di gravidanze nei prossimi decenni;
- La prevenzione dovrà iniziare molto prima della gravidanza. Alimentazione, attività fisica e gestione del peso diventano strumenti di tutela della fertilità, non soltanto della salute cardiovascolare;
- La sfida è anche sociale. L'obesità è significativamente più frequente nelle famiglie con minori risorse economiche e culturali, ampliando le disuguaglianze sia sanitarie sia demografiche.
Adesso
- Le politiche per la natalità dovranno integrare la prevenzione metabolica, affiancando agli incentivi economici interventi strutturali sulla salute dei giovani;
- La medicina riproduttiva sarà sempre più multidisciplinare, con nutrizionisti, endocrinologi e ginecologi coinvolti già nella fase preconcezionale;
- L'obesità potrebbe essere considerata sempre più una priorità demografica oltre che sanitaria, spostando il dibattito dalle cure alla prevenzione precoce.