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Con Trump che spinge per tagliare i fondi verdi, le banche multilaterali valutano di arretrare e mettono a rischio i 1.300 mld di finanza climatica promessi ai Paesi in via di sviluppo

Cos’è successo
La finanza climatica è l'insieme dei finanziamenti, pubblici e privati, che i Paesi sviluppati e le istituzioni internazionali mettono a disposizione delle nazioni in via di sviluppo per aiutarle ad abbandonare i combustibili fossili e ad adattarsi agli effetti del cambiamento climatico, come alluvioni, siccità e innalzamento del livello del mare. Nel 2015 i Paesi avevano concordato di mobilitare almeno 300 miliardi di dollari l'anno entro il 2035 per questo scopo, lavorando per raggiungere un obiettivo complessivo di 1.300 miliardi di dollari nello stesso periodo. Quell'accordo è oggi a rischio, mentre le banche multilaterali di sviluppo dovrebbero seguire l'esempio della Banca Mondiale nell'abbandonare i propri obiettivi verdi dopo un'intensa pressione statunitense.
Almeno due banche multilaterali, la Banca Interamericana di Sviluppo (IDB) e la Banca Asiatica di Sviluppo (ADB), erano in discussione sull'eliminazione dei propri target di finanza climatica. La mossa segue la decisione della Banca Mondiale, che a giugno ha annunciato di voler "ritirare" l'obiettivo che destinava il 45% dei propri finanziamenti a progetti con benefici climatici. Sotto la presidenza di Donald Trump, che ha definito il cambiamento climatico "una truffa", gli Stati Uniti hanno spinto le banche multilaterali e i singoli Paesi a ridimensionare i finanziamenti verdi, facendo anche pressione per un allentamento delle restrizioni sui finanziamenti ai combustibili fossili, secondo un funzionario di una banca di sviluppo. Secondo due persone a conoscenza dei colloqui citate dal Financial Times, l'IDB, principale fonte di finanziamento multilaterale per America Latina e Caraibi, avrebbe subito "una pressione reale" per abbandonare il proprio obiettivo climatico del 45%, nonostante nel 2025 abbia aumentato la finanza climatica del 46% rispetto all'anno precedente, a 9,95 miliardi di dollari. Anche l'ADB, con sede a Manila, starebbe valutando di eliminare il proprio target, pur con pressioni dirette statunitensi meno intense: l'anno scorso l'istituto ha impegnato 13,5 miliardi di dollari in finanza climatica dalle proprie risorse, poco più della metà del proprio finanziamento annuale complessivo.
Perché conta
Il ritiro dai target climatici da parte delle grandi banche multilaterali rischia di compromettere direttamente gli impegni internazionali sottoscritti dai Paesi sviluppati.
- Le banche con forte partecipazione azionaria statunitense sono le più esposte: secondo un funzionario del settore, "tutte le banche multilaterali con una grande quota azionaria statunitense probabilmente elimineranno i propri obiettivi", un effetto domino che rischia di travolgere l'intero sistema di finanza climatica multilaterale costruito negli ultimi anni;
- I contributi delle banche multilaterali erano diventati centrali per il finanziamento climatico globale: il loro contributo ai prestiti verso Paesi a basso e medio reddito è salito a 103 miliardi di dollari l'anno scorso, un quinto in più rispetto all'anno precedente, un capitale tipicamente moltiplicato usando quote relativamente piccole di capitale pubblico versato dai donatori per prendere a prestito somme molto più grandi sui mercati dei capitali a tassi bassi;
- Anche i singoli Paesi donatori stanno riducendo i propri impegni: secondo un'analisi di Greenpeace in Germania, Berlino difficilmente raggiungerà il proprio obiettivo di fornire 6 miliardi di euro l'anno, mentre il Regno Unito ha già ridotto la propria spesa per gli aiuti climatici internazionali a 6 miliardi di sterline nei prossimi tre anni, contro un precedente obiettivo di 11,6 miliardi in cinque anni, dopo aver già dimezzato quest'anno la propria promessa al Green Climate Fund dell'Onu.
Adesso
- Le banche difendono la scelta come un cambio di metrica, non di priorità: l'IDB ha dichiarato che la finanza climatica è stata "uno strumento importante per monitorare sforzo e ambizione, ma i volumi di finanziamento da soli non catturano pienamente i risultati", sottolineando di voler dare più peso a metriche che misurano impatto e risultati concreti, senza che questo rifletta "un cambiamento nel nostro impegno per l'azione climatica". L'ADB ha invece dichiarato che i propri obiettivi restano in vigore e saranno rivisti nel 2027 come da procedura istituzionale ordinaria;
- Restano comunque altre leve a disposizione dei donatori non statunitensi: secondo Joe Thwaites, direttore per la finanza climatica internazionale del gruppo NRDC, "gli Stati Uniti non sono l'unico azionista che conta, né queste istituzioni sono le uniche disponibili", ed è una mossa intelligente per i donatori dimostrare che possono e vogliono spostare altrove i propri capitali;
- Il tempismo politico rischia di aggravare il danno reputazionale: secondo un altro funzionario del settore, l'immagine pubblica delle banche che arretrano sugli obiettivi climatici mentre incendi e alluvioni devastano ampie popolazioni nel mondo è "orrenda", un giudizio che si somma al dato di fondo secondo cui nel 2024, l'anno più caldo mai registrato, la finanza climatica ha raggiunto i 2mila miliardi di dollari, ma la stragrande maggioranza è finita verso Paesi sviluppati e la Cina.