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Con soli 30 miliardi contro 635 di investimenti Usa, l'Ue apre il bando per le AI gigafactory senza colmare il divario

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Con soli 30 miliardi contro 635 di investimenti Usa, l'Ue apre il bando per le AI gigafactory senza colmare il divario

Cos’è successo

Il 30 luglio la Commissione europea ha aperto il bando per costruire fino a sette AI Gigafactory, presentandolo come uno sforzo da oltre 30 miliardi di euro. Nelle stesse 48 ore, dall'altra parte dell'Atlantico, Amazon alzava il capex 2026 a 220 miliardi di dollari, Alphabet a 195-205, Microsoft chiudeva un trimestre da 41.

La struttura europea è nota: fino a 10 miliardi pubblici tra UE e Stati membri, almeno 20 attesi dai privati. Ma solo circa 1 miliardo è oggi impegnato a bilancio; il resto dipende dal prossimo Quadro finanziario pluriennale, ancora da negoziare. Le offerte chiudono il 12 novembre, i primi contratti arrivano a inizio 2027, la capacità operativa a metà 2028.

Perché conta

I 30 miliardi stanziati dall'UE sono niente in confronto alla spesa capex delle big tech americane.
Il loro capex per 2026 vale circa 635 miliardi di euro: ventuno volte l'intero pacchetto europeo, che per giunta è pluriennale e non ancora approvato. Tradotto: Bruxelles non sta colmando nessun divario. All'UE manca sia il capitale che l'energia a basso costo — l'elettricità europea costa due o tre volte quella americana. Chi usa l'AI in Europa continuerà a dipendere dai servizi americani.

  • Amazon ha alzato la guidance 2026 di 20 miliardi di dollari in una sola call, il 30 luglio: quasi il doppio dell'intera dotazione pubblica europea da 10 miliardi;
  • Sì, ma: la Commissione ha firmato lettere d'intenti con Nvidia, AMD e Qualcomm, quindi gran parte dei 30 miliardi tornerà a fornitori statunitensi. Ogni gigafactory monterà almeno 100.000 acceleratori di ultima generazione, tutti progettati fuori dall'Unione;
  • L'Italia si presenta con Leonardo, Eni e la Fondazione AI4I, ma senza sito né quota pubblica nazionale dichiarati, mentre Francia e Spagna hanno già messo sul tavolo capitali e location: il bando premia i dossier cantierabili, non le intenzioni.

Adesso

  • Il 12 novembre si chiudono le candidature. Se il consorzio italiano non formalizza sito, quota pubblica nazionale e contratto di fornitura energetica entro l'autunno, la selezione di inizio 2027 si giocherà tra Francia, Spagna e i Paesi con piattaforme HPC già mature, da LUMI a JUPITER;
  • La partita vera si decide sul Quadro finanziario pluriennale: la Commissione ammette di non poter anticipare quelle scelte, quindi i 10 miliardi pubblici restano una stima. Senza un capitolo blindato sul calcolo, le gigafactory sono la prima voce sacrificabile nel negoziato tra Consiglio e Parlamento;
  • Intanto il capex americano accelera: gli analisti vedono le Big Tech oltre i 1.000 miliardi di dollari nel 2027. Se le prime gigafactory partono a metà 2028, l'Europa arriverà con la capacità raddoppiata e un divario più largo di oggi — e la sua leva resterà regolatoria, non industriale.

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