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Con la Russia che ha perso il 40% della sua capacità di raffinazione, gli attacchi alle infrastrutture energetiche potrebbero decidere l'esito della guerra

Cos’è successo
La guerra dell'energia tra Russia e Ucraina sarà decisiva per l'esito del conflitto e per i futuri negoziati di pace. In un'intervista a Politico, il vicepremier e ministro dell'Energia ucraino Denys Shmyhal ha spiegato che gli attacchi a lungo raggio di Kiev hanno distrutto circa il 40% della capacità di raffinazione primaria della Russia, creando carenze di carburante crescenti in tutto il Paese.
Viceversa, Mosca ha fatto degli attacchi alle infrastrutture energetiche ucraine uno dei pilastri della sua guerra aerea, in particolare durante le campagne invernali. Secondo Shmyhal, la capacità di colpire in profondità i siti energetici si rivelerà determinante per l’andamento del conflitto.
Perché conta
- Le due campagne di attacchi reciproci alle infrastrutture energetiche puntano a logorare l'avversario prima dell'inverno: secondo Shmyhal, Putin spera che la società ucraina "si spezzi per esaurimento" e forzi la leadership di Kiev a firmare una resa;
- Per difendersi, l'Ucraina ha bisogno di missili intercettori PAC-3 per i sistemi Patriot — il presidente Volodymyr Zelensky ha parlato di un obiettivo di 300 unità — ma le scorte Usa sono basse a causa della guerra in Iran, e Kiev fa pressione su Spagna e Grecia perché donino i propri PAC-3;
- La rete elettrica ucraina è già devastata: dai 54,5 gigawatt prodotti prima del 2014, l'invasione su vasta scala l'ha ridotta a 32 GW, e dopo gli attacchi dello scorso inverno la produzione è scesa a circa 12 GW, con un deficit di 6 GW che costringe a blackout a rotazione. Secondo Shmyhal, i russi hanno distrutto o danneggiato oltre l'80% della capacità di generazione ucraina.
Adesso
- Se la campagna di attacchi ucraina e le sanzioni degli alleati riuscissero a convincere Putin che non può vincere la guerra, l’Ucraina spera in un accordo di pace già in autunno, come auspicato da Zelensky;
- In caso contrario, l'Ucraina si prepara a un altro inverno di attacchi, questa volta anche contro gli acquedotti, contando su misure di resilienza come coperture protettive per le infrastrutture e generatori modulari più piccoli e dispersi, quindi più difficili da colpire;
- Sul fronte dei finanziamenti, il Fondo Ue di sostegno energetico all'Ucraina ha già raccolto 2,1 miliardi di euro da 40 Paesi e organizzazioni, ma Shmyhal chiede altri 500 milioni di riserva prima dell'inverno e 400 milioni per la compagnia statale del gas Naftogaz, contando sul possibile sostegno del Canada.