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Con il 72,3% dei traguardi raggiunti del Pnrr contro il 57,9% della media Ue, l'Italia ha completato solo il 23,7% del valore economico dei progetti

Cos’è successo
Il 30 luglio 2026 la Camera dei Deputati e il Senato hanno aggiornato il Monitoraggio del PNRR: l'Italia ha raggiunto il 72,3% dei traguardi e obiettivi previsti (416 su 575) e incassato l'85,4% delle risorse (165,99 dei 194,4 miliardi totali), contro il 57,9% dei traguardi e il 68,7% delle risorse degli altri 26 Stati Ue. Il primato è reale, ma la metrica su cui si fonda misura il completamento amministrativo, non l'assorbimento economico dei fondi.
La decima e ultima rata, 28,4 miliardi legati a 159 traguardi scaduti il 30 giugno, resta da rendicontare entro il 31 agosto e da richiedere formalmente entro il 30 settembre: l’erogazione di Bruxelles è fissata al 31 dicembre 2026, chiusura formale di un Piano che vale 194,4 miliardi complessivi.
Perché conta
- Il confronto con la media Ue racconta solo metà della storia i dati ReGiS ne raccontano un'altra: il 74,9% dei progetti PNRR risulta concluso per numero, ma la quota scende al 23,7% se pesata per il valore totale delle opere. L'Italia ha saputo completare gli adempimenti che sbloccano i pagamenti Europe ma non ha ancora assorbito fisicamente le risorse;
- Il vantaggio italiano è più ampio sul fronte finanziario che su quello procedurale. Sui traguardi lo scarto con gli altri 26 Stati è di 14,4 punti (72,3% contro 57,9%), su risorse incassate di 16,7 punti (85,4% contro 68,7%): l'Italia converte il completamento dei target in flussi di cassa europei più rapidamente della media, complice un Piano a forte componente di prestiti;
- Il divario tra numero e valore dei progetti è la variabile che il confronto europeo non cattura. Su 672.549 progetti monitorati, 503.641 risultano conclusi (74,9%), ma pesano solo il 23,7% dei 173,3 miliardi impegnati: il 76,3% del valore, 132,2 miliardi, è ancora “in corso”, spesso nei progetti più grandi e complessi. La Corte dei Conti quantifica dove si concentra il rischio residuo. Circa 24,2 miliardi, quasi il 40% della dotazione di 66 misure, rischia di slittare oltre il 2026, soprattutto su strumenti finanziari e incentivi alle imprese: proprio il segmento che spiega lo scarto tra progetti conclusi per numero e per valore.
Adesso
- Breve termine (31 agosto-31 dicembre 2026): seguire la rendicontazione dei traguardi residui della decima rata, la richiesta di pagamento del 30 settembre e l'esito dell'ottava richiesta di modifica (rimodulazione da 2,1 miliardi, al vaglio della Commissione insieme ad altri nove Stati). Da qui dipende se i 28,4 miliardi finali arrivano entro l'anno o slittano;
- Medio termine (2026-2027): monitorare l'evoluzione del rapporto tra progetti conclusi per numero e per valore, e in particolare i 24,2 miliardi individuati dalla Corte dei Conti su strumenti finanziari e incentivi alle imprese. Su questo si misura se il primato italiano sui traguardi si traduce in assorbimento reale della spesa o resta un vantaggio procedurale;
- Lungo termine (2027-2030): verificare se il contributo del PNRR al PIL, stimato dall'UpB in 1,8 punti nel 2026 e in calo a 1,4% nel 2027 e 1,1% dal 2029, tiene nonostante lo slittamento di spesa oltre il 2026. L'esito determina se l'effetto volano si esaurisce prima che la coda dei progetti “in corso” sia completata.