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Con Hormuz chiuso le major petrolifere hanno incassato 7,5 miliardi di extraprofitti in Europa e l'Italia con altri 5 governi chiede una tassa Ue

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Con Hormuz chiuso le major petrolifere hanno incassato 7,5 miliardi di extraprofitti in Europa e l'Italia con altri 5 governi chiede una tassa Ue

Cos’è successo

Mercoledì l'Eurocamera ha discusso sulla possibilità di tassare gli extra-profitti energetici. Il dossier è stato aperto il 22 agosto da sei governi (Italia, Germania, Spagna, Portogallo, Polonia e Austria) con una lettera alla presidenza irlandese del Consiglio Ue: serve un quadro europeo comune sugli utili straordinari delle compagnie petrolifere dopo la chiusura dello stretto di Hormuz. La Commissione ha replicato: la tassazione rimane una competenza nazionale.

A settembre, all'Ecofin informale di Dublino, il ministro tedesco Lars Klingbeil ha chiesto modelli concreti entro la riunione di ottobre. Domani i ministri delle Finanze si ritrovano a Lussemburgo, ma nell'ordine del giorno ufficiale gli extraprofitti non compaiono.

Perché conta

  • Secondo una stima di Transport & Environment, otto major petrolifere, tra cui Eni, hanno accumulato nel primo semestre 2026 circa 17,9 miliardi di euro di extraprofitti, 7,5 dei quali attribuibili ai ricavi nell'Ue. Quasi l'80% arriva dal secondo trimestre, il primo interamente segnato dalla guerra e la chiusura dello stretto di Hormuz. Con l'aliquota minima del prelievo Ue del 2022, il 33%, varrebbero circa 2,5 miliardi: un ordine di grandezza, non un gettito. Roma ha buone ragioni per preferire Bruxelles. Il contributo nazionale del 2022, calcolato sui saldi Iva e non sugli utili, è arrivato tre volte alla Consulta: nel 2024 la Corte ne ha censurato in parte la base, a luglio lo ha salvato solo come misura eccezionale e temporanea. Il regolamento Ue colpiva invece gli utili oltre il 20% sopra la media 2018-2021;
  • Ma la posizione del governo è confusa. Giorgetti firma a Bruxelles, mentre Tajani liquida la tassa come un mantra della sinistra e difende Eni. Sulle banche lo schema si ribalta: la Lega chiede il 5% su oltre 50 miliardi di utili, Forza Italia dice no;
  • Sì, ma: un quadro Ue non scioglie il nodo tecnico. Definire per legge un extraprofitto resta arbitrario, e la stima di T&E confronta un solo anno con il precedente.

Adesso

  • L'agenda di domani dice molto: la pressione dei sei governi non è ancora diventata un dossier legislativo. La partita si gioca ai margini della riunione e sulla Commissione, che finora non ha presentato alcun modello. Gli scenari sono tre. Nessuna iniziativa Ue: ogni capitale va da sola, come il Portogallo, che a luglio ha approvato un prelievo temporaneo sugli utili petroliferi del 2026. Linee guida comuni ma non vincolanti, la soluzione più vicina alla linea di Dombrovskis. Oppure un nuovo regolamento d'emergenza del Consiglio, come nel 2022, con un ruolo marginale per il Parlamento che ne ha appena discusso;
  • Con le politiche attese nel 2027 in Italia, Spagna e Polonia, restare fermi costa. Per Roma il primo scenario è il peggiore: tassare da sola un gruppo a controllo pubblico o rinunciare. Intanto la legge di bilancio va alle Camere entro il 20 ottobre, con banche e assicurazioni già chiamate a versare oltre 12 miliardi entro il 2028. La domanda non è più se gli extraprofitti esistano, ma chi ne scrive la base imponibile.

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Hormuz: 7,5 miliardi di extraprofitti per le major in Ue | FPS