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Con gli ultimi attacchi tra Usa e Iran sale a 18 il numero degli americani uccisi durante la guerra, più delle vittime statunitensi in Afghanistan ogni anno dal 2015 al 2020

Cos’è successo
La tensione nel Medio Oriente ha raggiunto un nuovo punto di non ritorno, a causa del violento botta e risposta militare tra Washington e Teheran. In seguito all'uccisione di altri militari americani tra Giordania e Iraq - che porta a 18 il totale dei caduti statunitensi dall'inizio del conflitto - il Comando Centrale degli Usa (Centcom) ha condotto un imponente attacco di tre ore contro centri di comando, difese aeree, reti di comunicazione e siti di lancio di missili e droni in Iran.
Il presidente Donald Trump ha rivendicato l'operazione sostenendo che le capacità militari dell'Iran sono ormai quasi del tutto compromesse e che le forze americane mantengono il pieno controllo dello Stretto di Hormuz. Tuttavia, il sostanziale fallimento della tregua e il moltiplicarsi dei raid contro le infrastrutture energetiche dell'area stanno scaricando i loro effetti sui mercati globali: il greggio ha superato la soglia dei 90 dollari al barile, riaccendendo lo spettro dell'inflazione e spingendo il prezzo dei carburanti a livelli critici per i consumatori occidentali.
Perché conta
- La risposta militare e l'escalation sul campo, con i bombardamenti Usa che hanno colpito la rete difensiva iraniana dopo che i missili di Teheran e i raid contro le basi in Giordania e Iraq hanno spinto a 18 il totale dei soldati americani morti nella guerra;
- Il peso del bilancio, in termini di politica e comunicazione, inizia a farsi pesanti. Basti pensare, per avere un termine di paragone, che negli ultimi anni di presenza americana in Afghanistan (2015-2020) morivano in media tra i 10 e i 20 soldati in tutto il Paese, ma su base annua. In questo caso, peraltro, si tratta di operazioni "a distanza" e non di boots on the ground;
- L'impatto diretto sui mercati energetici, evidenziato dal balzo del petrolio Brent oltre i 90 dollari al barile in seguito alle minacce al traffico navale nello Stretto di Hormuz e ai raid alle infrastrutture in Kuwait, mentre gli ammortizzatori di mercato e le riserve strategiche iniziano a darsi per esauriti;
- Lo stallo sul piano diplomatico è confermato dalle accuse della Guida Suprema Mojtaba Khamenei sulla violazione dei patti da parte di Washington e dal secco rifiuto di Trump, che si è detto del tutto disinteressato alle dichiarazioni del leader di Teheran.
Adesso
- A livello regionale, il definitivo collasso degli accordi rischia di trasformare lo scontro in un conflitto ad ampio raggio nel Medio Oriente, estendendo i raid nuovamente contro le infrastrutture civili ed energetiche dei Paesi del Golfo e spingendo le milizie alleate di Teheran a moltiplicare gli attacchi contro le posizioni Usa;
- A livello internazionale, la fiammata dei prezzi del greggio e del diesel — aggravata anche dalle tensioni sulle raffinerie russe e dalle dinamiche di approvvigionamento della Ue — minaccia di innescare una nuova spinta inflazionistica in grado di frenare la crescita economica globale;
- A livello interno americano, il raggiungimento della soglia psicologica dei 4 dollari al gallone per la benzina rischia di trasformarsi in un boomerang politico per l'amministrazione Trump, proprio mentre si avvicinano le elezioni di metà mandato (midterm) e cresce la sensibilità dell'opinione pubblica sull'aumento del costo della vita e sulle perdite umane all'estero.