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Con 13 milioni di cittadini che hanno accumulato almeno 3 prestiti a testa, l'economia di guerra sta prosciugando le banche russe

Cos’è successo
La presenza di tredici milioni di russi con tre prestiti a testa mostra come l'economia di guerra stia progressivamente prosciugando le riserve delle banche di Mosca.Oltre 500 mila russi hanno dichiarato bancarotta nel 2025, il 33% in più rispetto all'anno precedente. Dietro questo numero, contenuto in un rapporto di intelligence classificato e circolato tra i funzionari europei e rilanciato per primo da Reuters, si intravedono i primi segnali di una crisi bancaria "esplosiva" che Mosca fatica a nascondere dopo quattro anni di economia di guerra.
Il documento, due pagine di analisi, descrive un sistema finanziario tenuto in piedi da programmi di credito statali e ristrutturazioni di prestiti, un impianto che ha creato un'illusione di stabilità mascherando fragilità profonde. Il 10% dei prestiti alle imprese russe è ormai considerato a rischio, un netto peggioramento rispetto al 2024, mentre alcune grandi banche hanno registrato tassi di sofferenza sui prestiti al dettaglio fino al 15% nel 2025.
Perché conta
- Il rapporto arriva mentre Bruxelles finalizza un nuovo pacchetto di sanzioni destinato a colpire proprio il settore bancario che il documento descrive come vulnerabile;
- Le banche russe hanno finanziato lo sforzo bellico, non l'economia reale: gli istituti sono stati spinti a erogare credito agevolato a produttori della difesa, progetti statali regionali e mutuatari privati, accumulando asset di qualità sempre più deteriorata;
- Un 21esimo pacchetto di sanzioni pronto per luglio: le nuove misure europee puntano quasi 90 banche aggiuntive, portando il totale degli istituti sanzionati oltre quota 100, più della metà delle banche russe ancora integrate nei circuiti internazionali;
- Le smentite ufficiali non convincono gli analisti indipendenti: la Banca centrale russa e Sberbank insistono sulla tenuta del sistema, ma il ministero dell'Economia ha già tagliato le stime di crescita del Pil 2026 dall'1,3% allo 0,4%, segno di una stagnazione strutturale.
Adesso
- Il pacchetto sanzionatorio arriva a luglio: oltre alle banche, le nuove misure europee puntano a colpire le reti di criptovalute utilizzate per aggirare le restrizioni finanziarie esistenti;
- Si chiudono le scappatoie sul petrolio: dopo la scadenza a metà giugno della deroga statunitense che permetteva vendite temporanee di greggio russo, le capitali europee discutono ulteriori restrizioni su produttori di droni, trader petroliferi e raffinerie;
- VTB rafforza le riserve di capitale: la seconda banca russa per dimensione ha annunciato un aumento significativo dei propri cuscinetti patrimoniali per proteggersi da perdite su crediti attese e dal rincaro dei costi energetici, un segnale che confligge con le rassicurazioni ufficiali di Mosca.