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Com’è andato il Consiglio UE
Giovedì 19 marzo si è riunito il Consiglio dell’UE e il consuntivo dell’incontro non è stato particolarmente positivo. Questo perché, nonostante la delicatezza del momento politico, l’UE ha confermato la dicotomia che da sempre ne caratterizza l’azione: straordinariamente efficace e solerte sui temi di politica commerciale ed economica, altrettanto straordinariamente lenta nelle questioni di politica internazionale. Non è un caso che l’UE sia considerata oggi un colosso politico e finanziario, ma un nano in termini di politica estera e, ancor più, difensiva. L'ultimo Consiglio ha confermato la natura duale della politica UE. E lo ha fatto da un lato licenziando le misure relative alla competitività, considerata da mesi l’architrave dell’operato della seconda Commissione von der Leyen. Dall’altro però, mantenendosi in discussioni senza esito sulla questione ucraina.
Nel dettaglio il Consiglio:
- Ha dato via libera all’agenda per la Competitività e Mercato Unico, non solo con il via libera alle misure proposte dalla Commissione sulla scorta del report di Enrico Letta, ma anche stilando una stringente roadmap i cui primi risultati potrebbero vedersi già dal prossimo giugno. tra le novità allo studio l'introduzione del "28° regime", un sistema unico paneuropeo per facilitare la nascita di imprese.
- Ha concordato un allentamento sul sistema ETS. Benché l’Italia avesse chiesto la sospensione del sistema ETS (il pagamento delle quote di emissioni) per alleggerire i costi delle imprese, la Commissione ha negato la sospensione, ribadendo che l'ETS è il cuore del Green Deal e che l'indipendenza dai fossili è ora una priorità strategica di sicurezza nazionale, non solo ambientale. Per questo non ci sarà sospensione, ma una revisione per mitigare i costi durante i rincari energetici.
- Nessuna decisione invece è stata raggiunta rispetto al superamento del veto di Orbán riguardo allo sblocco degli aiuti all’Ucraina (un veto che verosimilmente andrà avanti fino alle elezioni ungheresi di aprile): il veto rimane, la decisione è rimandata ad aprile, dopo il voto e poche settimane prima che l’Ucraina finisca i suoi fondi (ha liquidità fino a maggio).
- Nessuna decisione è stata presa nemmeno in merito al ruolo UE rispetto alla guerra in Iran, se non con generici appelli alla diplomazia. Al momento le forze armate europee non intendono farsi coinvolgere nella questione della messa in sicurezza dello Stretto di Hormuz.