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Cinque nuovi sottosegretari: così Meloni chiude il dopo-referendum

Cosa è successo
Il Consiglio dei ministri ha nominato 5 nuovi sottosegretari, chiudendo la riorganizzazione di governo innescata dalla sconfitta referendaria sulla giustizia di marzo.
- Al posto del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro (che si è dimesso il 24 marzo 2026), arriva Alberto Balboni (FdI), oggi presidente della Commissione Affari costituzionali del Senato.
- Giampiero Cannella, vicesindaco meloniano di Palermo, prende la casella Cultura lasciata libera da Gianmarco Mazzi, promosso ministro del Turismo al posto di Daniela Santanchè.
- Paolo Barelli ha lasciato la guida del gruppo FI alla Camera il 13 aprile ed è stato sostituito da Enrico Costa; ora approda ai Rapporti con il Parlamento.
- Mara Bizzotto (Lega) sostituisce al Mimit il collega Massimo Bitonci;
- Massimo Dell'Utri (Noi Moderati) va alla Farnesina rimpiazzando Giorgio Silli, passato a fare il segretario del partito.
Perché è importante
La partita vera è all'interno di Forza Italia. Le uscite di Barelli, Gasparri e altri azzurri nelle ultime settimane seguono tutte lo stesso copione: sommovimenti innescati dalla sconfitta al referendum, ma legati a malumori di lunga data della famiglia Berlusconi verso la gestione di Antonio Tajani. Meloni approfitta del momento per rimettere ordine anche dentro FdI (con l'uscita di Delmastro) e per accontentare Noi Moderati con un posto di peso alla Farnesina. Il risultato è una coalizione più ordinata sulla carta
E adesso?
- Scenario "stabilizzazione gestita" (più probabile). Il governo incassa le nomine, archivia il capitolo referendum e torna all'agenda. Balboni alla Giustizia è una scelta deliberatamente neutra, un senatore istituzionale senza il profilo combattivo di Delmastro: serve ad abbassare la temperatura con la magistratura dopo mesi di scontro. Con il governo terzo più longevo dal 1946 e una maggioranza numericamente solida, la legislatura arriva in fondo.
- Scenario "tensione latente in FI". Il repulisti non si ferma a Barelli. Marina e Pier Silvio Berlusconi hanno preso in mano il partito e il confronto con Tajani può degenerare nei prossimi mesi, soprattutto in vista delle Regionali. Se FI perde peso o si spacca, Meloni si ritrova con una coalizione più asimmetrica, dove Lega e FdI pesano di più e il patto di governo va rinegoziato al ribasso.
- Scenario "rottura politica". Un nuovo inciampo giudiziario o mediatico su un ministro — specie se tocca ancora la giustizia o l'entourage stretto di Meloni — innesca una crisi più seria. La premier ha già dimostrato di essere disposta a sacrificare fedelissimi. Se succede di nuovo ma con un profilo più pesante, la narrativa "governo stabile" si incrina. Probabilità bassa nel breve, non nulla nei 12 mesi.