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Attacchi ucraini a ponti e infrastrutture energetiche riducono i collegamenti verso la Crimea, 19 città restano senza corrente

Cos’è successo
La Crimea, per anni roccaforte militare e simbolo dell'annessione russa del 2014, si è trasformata nel punto più fragile dello schieramento di Mosca nel Sud dell'Ucraina. Dall'inizio di aprile ondate successive di droni ucraini hanno reso inagibile la rotta costiera lungo il Mar d'Azov e distrutto i ponti settentrionali sullo stretto di Chongar, lasciando come unica via pratica verso la penisola il ponte di Kerch, nell'estremità orientale della Crimea. Lungo i 390 miglia della principale rotta di rifornimento russa verso la Crimea e il sud occupato, dalla base logistica di Rostov-on-Don fino al Mar Nero, si accumulano centinaia di carcasse bruciate di autocisterne e mezzi militari, un tratto ribattezzato da soldati ucraini e russi "l'autostrada della morte".
Il 24 giugno gli attacchi contro la centrale elettrica di Simferopol e la sottostazione di Sebastopoli hanno interrotto la corrente in ampie zone della penisola, spingendo le autorità di occupazione a dichiarare lo stato di emergenza. La crisi energetica si è aggravata nei giorni successivi: il 7 luglio la compagnia elettrica Krimenergo ha comunicato che 19 città e centri abitati restavano senza corrente a causa dei danni provocati dai droni, con conseguenze anche sulla rete idrica, dato che le pompe municipali di Evpatoria sono rimaste disattivate e l'acqua non arrivava più ai piani alti degli edifici.
Perché conta
La campagna ucraina contro la Crimea non è un'azione isolata ma parte di una strategia più ampia per isolare e logorare le forze russe.
- Un quarto della capacità di raffinazione russa è già fuori uso: gli attacchi ucraini contro gli impianti petroliferi in tutto il territorio russo hanno ridotto la capacità di raffinazione del Paese di circa un quarto, aggravando la carenza di carburante che si somma ai problemi logistici specifici della Crimea;
- Le forniture verso Kherson e Zaporizhzhia passano quasi solo dalla Crimea: tutte le forze russe in queste due regioni ricevono rifornimenti attraverso le rotte terrestri o attraverso la penisola stessa, il che rende il soffocamento della Crimea una leva diretta sulla capacità operativa russa nei teatri meridionali;
- La strategia dei droni a medio raggio ha reso fragile l'intera linea del fronte: si tratta di armi economiche, prodotte internamente in Ucraina, capaci di colpire bersagli fino a circa 320 chilometri dal fronte, un salto di scala che secondo analisti come George Barros dell'Institute for the Study of War sta rendendo le linee russe sempre più vulnerabili in vista di una possibile controffensiva ucraina.
Adesso
- Il malcontento tra la popolazione occupata cresce: gli osservatori segnalano che l'esaurimento delle risorse in Crimea sta accentuando un dissenso pubblico già diffuso tra i residenti della penisola occupata, alle prese con blackout, razionamento del carburante e restrizioni ai trasporti;
- Un esodo di turisti russi si è già messo in moto: filmati di fine giugno mostrano un flusso di turisti che lasciano la Crimea verso la Russia, un segnale indiretto della gravità della crisi energetica provocata dagli attacchi ucraini a carburanti e infrastrutture;
- Kiev potrebbe mantenere la pressione per mesi prima di agire: secondo gli analisti, l'Ucraina potrebbe lasciare le forze russe in questa posizione di vulnerabilità ancora a lungo, forse per mesi, prima di lanciare un'eventuale controffensiva, continuando nel frattempo a degradare le difese aeree e le linee di rifornimento della penisola.