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Alle Hawaii le barriere coralline sono assicurate contro gli uragani, due tempeste in un mese hanno fatto scattare 500.000 dollari per ripararle

Cos’è successo
La polizza che assicura le barriere coralline delle Hawaii ha pagato due volte in poche settimane: 200.000 dollari dopo l’uragano Lala, ad agosto, e 300.000 dopo l’uragano Lowell, a settembre, per un totale di 500.000 dollari. La polizza è intestata alla Nature Conservancy (TNC) ed è la prima assicurazione per barriere coralline negli Stati Uniti, acquistata nel 2022 tramite il broker WTW, con Munich Re che assume il rischio. Per il 2026 l’acquisto è stato sostenuto dalla Howden Foundation e da TNC. NBC News è tornata sul caso il 14 ottobre con un’intervista a Julia Rose, responsabile del programma di restauro dei coralli di TNC.
La polizza è parametrica: paga in base alla velocità del vento, sopra i 50 nodi, e alla vicinanza della tempesta alle isole, non in base a una perizia sui danni. È finanziata interamente da donazioni private e non da fondi pubblici. Una singola tempesta può far scattare fino a 1 milione di dollari, con un massimale stagionale di 2 milioni.
Perché conta
La velocità è il punto: secondo Rose, i coralli sradicati e ridotti a macerie non sopravvivono se non si interviene entro circa 4-8 settimane, mentre quelli spezzati sono ancora vivi e possono generare una nuova colonia. I fondi, rilasciati dopo Lala in pochi giorni, vanno alla Hawaii Emergency Reef Restoration Network, la coalizione che li impiega. Una settimana e mezza dopo Lala le squadre avevano già ispezionato 30 miglia di costa dell’isola di Hawaii e in un solo giorno hanno rifissato più di 200 coralli;
Secondo TNC le barriere riducono fino al 97% dell’energia delle onde e generano oltre 1,2 miliardi di dollari l’anno di turismo locale, con una pesca da 13 milioni: sono dati dell’organizzazione, non verificati in modo indipendente. Il modello è nato nel 2019 a Quintana Roo, in Messico, e fa parte di una piccola famiglia di assicurazioni per la natura, tra cui la polizza sulla barriera mesoamericana che dopo una tempesta in Belize nel 2022 ha pagato circa 175.000 dollari;
La copertura è stretta: la polizza paga solo sul vento e non risponde a sbiancamento dei coralli, incagli di imbarcazioni o ondate di calore marino, la causa della grande moria del 2015 da cui le barriere hawaiane non si sono ancora riprese. Per assicuratori e broker resta, secondo Insurance Business, una linea di nicchia.
Adesso
Con 500.000 dollari già pagati, restano 1,5 milioni di dollari di massimale stagionale (calcolo mio sui dati riportati) per il resto di una stagione degli uragani che Hawaii News Now descrive come intensa. La polizza viene rivista e rinegoziata ogni anno;
Le coperture analoghe si stanno moltiplicando, come quella parametrica per la barriera caraibica lanciata ad agosto da Willis con il Caribbean Biodiversity Fund, e mettono alla prova un modello che funziona se il trigger coglie davvero i danni a coralli e barriere;
La domanda per il mercato è se pagamenti rapidi e piccoli, che finanziano riparazioni e non risarcimenti, possano diventare una linea assicurativa sostenibile oltre il finanziamento filantropico: nelle fonti consultate non è indicato il costo del premio.