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AI: la bolla si sgonfia, il valore diventa selettivo
Cosa è successo?
Nel 2025 la spesa in AI ha continuato ad accelerare, ma con risultati economici deludenti. Secondo il Pluralsight 2026 Tech Forecast, le aziende hanno investito 30–40 miliardi di dollari in GenAI solo nel 2025, ma il 95% delle organizzazioni non ha ottenuto alcun ritorno misurabile. Il report stima una bolla complessiva da circa 1.500 miliardi di dollari, pari a 17 volte la dot-com bubble, sostenuta da hyperscaler, governi e grandi incumbent. La dinamica non è di collasso: nel 2026 la domanda di AI cresce ancora, ma la narrativa cambia. A livello C-suite l’attenzione si sposta rapidamente da sperimentazione e hype verso redditività, controllo dei costi e accountability.
Perché è importante?
I dati mostrano che l’AI crea valore solo in casi molto specifici. I benefici dichiarati dalle aziende si concentrano su customer support interno (50%), scalabilità (46%), qualità del lavoro (46%) e riduzione dei costi (38%), tutti ambiti poco visibili all’esterno. Al contrario, l’adozione dell’AI come “prodotto” ha fallito nella maggioranza dei casi. Questo spiega perché l’hype si raffredda: l’AI pesa oggi circa 0,8% del PIL, ancora lontana dai picchi storici di altri cicli tecnologici (1,5%+), ma con aspettative già molto avanzate. Il mercato diventa selettivo: non conta quanto si spende, ma dove e con quale disciplina operativa.
E adesso?
Il 2026 segna il passaggio dall’AI come promessa all’AI come voce di conto economico. La spesa non scompare, anzi, secondo Pluralsight molte aziende continueranno a investire ma solo i progetti con ROI chiaro supereranno il vaglio. La traiettoria è chiara: meno modelli generalisti “miracolosi”, più integrazione profonda nei processi, più governance e misurazione. Come in ogni ciclo tecnologico maturo, vince chi trasforma l’innovazione in margini, non chi alimenta l’entusiasmo.