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A oggi l'Italia schiera oltre 7.500 militari in 39 missioni nel mondo, con 3 nuovi interventi in via di definizione entro l'estate

Cos’è successo
Il Parlamento italiano sta esaminando la deliberazione del Consiglio dei ministri (approvata a maggio) sulle missioni internazionali che vedono il coinvolgimento delle Forze armate italiane. Attualmente, le forze armate italiane partecipano a 39 missioni/operazioni internazionali con un impiego medio di circa 7.500 militari (la consistenza massima autorizzata è di 12.000 unità) supportate da 37 assetti navali e 147 mezzi aerei, per un costo complessivo previsto è di circa 1,38-1,8 miliardi di euro.
Le aree di maggiore impegno restano il Mediterraneo Allargato, i Balcani, il Medio Oriente e l’Africa. Tra le missioni principali:
- Libano (Unifil): uno dei maggiori contingenti italiani (circa 1.100 soldati);
- Kosovo (Nato Kfor): comando del Regional Command-West;
- Iraq: nuova missione bilaterale con circa 196 militari;
- Somalia: nuova missione di addestramento con 45 unità;
- Mar Rosso (Eunavfor Aspides): operazione di scorta navale contro gli Houthi;
- Fianco Est Nato: rafforzamento in Polonia, Ungheria e Paesi Baltici;
- Tunisia: nuova missione della Guardia di Finanza per addestramento;
- Sea Guardian (Mediterraneo): operazione Nato di sorveglianza marittima.
Perché conta
Il governo ha inoltre più che raddoppiato le unità ad alta e altissima prontezza (Arf) per interventi rapidi.
- L’Italia continua una decennale politica che vede impiegate le sue forze armate per attività di ricostruzione, stabilità e deterrenza in giro per il mondo;
- Purtroppo, la presenza militare italiana in giro per il mondo non segue una logica chiara, coerente e complessiva ma, piuttosto, decisioni contingenti volte a massimizzare il ritorno tattico;
- Ciò ha un insieme di conseguenze: per le forze armate, che si trovano impegnate in determinati teatri e quindi non sono in grado di intervenire altrove, per il bilancio dello Stato, che è impegnato per determinate attività, e per il governo in carica che si trova a dover gestire missioni il cui ritorno politico-strategico non è sempre chiaro.
Adesso
- L’approvazione definitiva è attesa entro l’estate 2026. Nei prossimi mesi verranno definiti i contingenti esatti per le tre nuove missioni (Iraq, Somalia, Tunisia);
- Sul medio termine (2027-2028) l’Italia dovrà bilanciare impegno estero con la riforma interna delle Forze Armate e i maggiori impegni operativi derivanti dalla riduzione della presenza USA in Europa (tra l'altro, che implicano il trasferimento all'Italia del comando di JFC Naples);
- La Strategia di Sicurezza Nazionale, su cui l'attuale governo sta lavorando, dovrebbe chiarire in futuro priorità, obiettivi e mezzi per le missioni all'estero, dando così più chiarezza all'azione governativa e, di conseguenza, alle forze armate per la loro programmazione.