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80% dei lanciatori balistici fuori uso e 95% della marina distrutta: l'Iran ha subito 150 mld di danni

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80% dei lanciatori balistici fuori uso e 95% della marina distrutta: l'Iran ha subito 150 mld di danni

Cosa è successo

Il 28 febbraio 2026 Stati Uniti e Israele hanno lanciato un’offensiva aerea e missilistica coordinata contro l’Iran denominata Operation Epic Fury. L’attacco preventivo ha mirato a distruggere il programma missilistico balistico iraniano, le capacità nucleari, la marina e la leadership del regime. Nelle prime 12 ore sono stati condotti quasi 900 attacchi, saliti poi a oltre 10.000 nei primi giorni, contro più di 4.000 obiettivi tra sistemi di difesa aerea, basi missilistiche, siti di produzione armi, impianti nucleari, comandi militari e leader. Israele ha effettuato migliaia di sortite aeree sganciando oltre 12.000 bombe (record storico per l’IAF), mentre gli Stati Uniti hanno impiegato oltre 850 missili da crociera Tomahawk nelle prime quattro settimane (fino a circa 1.100 secondo alcune stime) più un numero imprecisato di missili balistici PrSM.

Gli attacchi hanno distrutto o disabilitato il 60-80% dei lanciatori balistici iraniani (oltre 200 distrutti direttamente su circa 500 totali), quattro siti chiave di produzione missili, una trentina di siti di lancio e stoccaggio, l’80-90% delle fabbriche di armi (incluse quelle dei droni Shahed) e l’80%+ dei sistemi di difesa aerea. La marina iraniana ha perso il 90-95% della flotta (oltre 155 unità). L’Iran ha risposto con l’operazione 'Vera Promessa 4' lanciando circa 650 missili balistici e 4.000 droni contro Israele, più un centinaio contro basi USA e alleati. Ha chiuso lo Stretto di Hormuz. I lanci sono calati rapidamente (da 350+ il primo giorno a poche decine). Israele e USA hanno intercettato oltre il 90% degli attacchi. La leadership politica e di sicurezza ha subito pesanti perdite, mentre l’esercito regolare è stato in gran parte risparmiato. Il conflitto ha causato oltre 3.600 vittime, danni per 150 miliardi di dollari, il crollo dell’economia iraniana con PIL -6,1/10% nel 2026, inflazione al 70% e rial deprezzato del 60%.

Perché è importante

Questa guerra rappresenta uno spartiacque perché ha dimostrato che il programma missilistico e nucleare iraniano può essere gravemente degradato con attacchi aerei precisi senza invasione di terra, riducendo temporaneamente la minaccia balistica contro Israele, Golfo ed Europa, pur rischiando di spingere Teheran verso un nucleare clandestino o guerriglia asimmetrica.

  • Lo shock energetico dal blocco dello Stretto di Hormuz ha spinto il petrolio oltre 100-110 dollari al barile, generando inflazione globale, rallentamento asiatico e pressioni su catene di approvvigionamento; l’Iran rischia una contrazione del 10% del PIL e anni di ricostruzione;
  • Il conflitto ha evidenziato una superiorità militare USA-Israele ma anche la scarsità di scorte missilistiche americane, spingendo il bilancio USA a prevedere oltre 10 miliardi di dollari per nuovi missili il prossimo anno e quasi 30.000 nei prossimi cinque anni.

E adesso?

  • Il regime iraniano è uscito fortemente indebolito: capacità missilistiche compromesse (produzione e stoccaggio distrutti, lanci ridotti del 90%), difese aeree neutralizzate e marina quasi annientata. La leadership è frammentata con nuovi vertici insediati in emergenza (Mojtaba Khamenei) e divisioni crescenti tra ala politica e IRGC. L’Iran farà fatica a ricostituire le sue forze per la mancanza di risorse, faide interne e necessità di ricostruzione civile dopo danni da 150 miliardi di dollari;
  • A livello regionale e globale, il Medio Oriente resta in equilibrio instabile: l’Iran ha perso deterrenza efficace per la prima volta dal 1979, ma potrebbe optare per azioni asimmetriche prolungate. Il mondo paga bollette energetiche più alte e inflazione persistente. Nel frattempo Stati Uniti e Israele monitorano attentamente eventuali tentativi iraniani di riarmo clandestino, mentre il Congresso americano accelera gli investimenti missilistici per evitare futuri esaurimenti di scorte. La situazione rimane fluida e ad alto rischio di escalation indiretta. Gli Stati Uniti sperano che con il blocco di Hormuz l'Iran sia costretto a cedere, anche su pressione della Cina. Finora la speranza non ha avuto successo.

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