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50 anni di pesca condivisa nel Barents: l'accordo Norvegia-Russia da 2 miliardi annui che l'Europa non può rompere

Cos’è successo
Le capitali europee sono sempre più preoccupate per il patto di pesca che lega Oslo a Mosca nel Mare di Barents, uno dei pochi ambiti di cooperazione rimasti tra Russia e Occidente. L'accordo, risalente al 1975, regola la gestione congiunta degli stock ittici in un'area dove il merluzzo cresce in acque russe prima di migrare verso le zone norvegesi.
Il pescato russo venduto nei porti norvergesi ha generato circa 2 miliardi di dollari nel 2025, il valore più alto dal 2018. Il commissario europeo alla pesca Costas Kadis ha dichiarato al Financial Times di aver chiesto a Oslo di ridurre la portata del patto.
Perché conta
Il nodo centrale, ovviamente, non è il merluzzo: è la sovrapposizione tra pesca, spionaggio e infrastrutture critiche in una delle aree geograficamente più sensibili d'Europa.
- Il Mare di Barents come teatro di intelligence russa. Il commissario Kadis ha dichiarato al Financial Times che la Russia è coinvolta non solo in attività di pesca illegale e non dichiarata, ma anche in operazioni di spionaggio, mappatura di infrastrutture critiche e sabotaggio. Una precedente indagine del Financial Times aveva identificato imbarcazioni collegate all'apparato militare russo nei pressi di cavi sottomarini per energia e comunicazioni nelle acque norvegesi. Un diplomatico nordico ha dichiarato al giornale di sapere con certezza che su molte di quelle barche non ci sono solo pescatori;
- Il tabù energetico blocca il dibattito politico. Nonostante le preoccupazioni di sicurezza, la questione non riesce a salire al livello politico: troppi Paesi dipendono dalle forniture energetiche norvegesi per fare pressione su Oslo. Con la Russia fuori dai mercati energetici europei e la crisi del Golfo in corso, la Norvegia è diventata il principale fornitore di gas del continente, una posizione che la rende di fatto intoccabile sul piano diplomatico;
- Le sanzioni parziali hanno già testato il sistema. Nel 2025, Oslo ha colpito Norebo e Murman Seafood, due società che insieme rappresentano circa il 40% delle catture russe nel Barents secondo il Fridtjof Nansen Institute. Mosca ha minacciato di ritirarsi dall'accordo ma ha poi mantenuto la cooperazione: le esportazioni russe dal Mare di Barents hanno generato circa 666 milioni di dollari nel 2025.
Adesso
- Oslo difende l'accordo come strumento di controllo. Il ministro della pesca norvegese Marianne Sivertsen Næss ha sostenuto che consentire alle navi russe di operare in acque norvegesi permette alle autorità di monitorarne le attività. Se l'accordo saltasse, avverte Oslo, la Russia potrebbe depredare liberamente gli stock ittici con il rischio di un collasso delle riserve;
- L'Ue aggiorna la strategia artica. Bruxelles sta rivedendo la propria strategia per l'Artico per affrontare le minacce ibride e la protezione delle infrastrutture critiche, inclusi i cavi sottomarini. Ma finché la dipendenza energetica da Oslo resterà strutturale, il margine di pressione politica dell'Ue rimarrà limitato;
- Il doppio standard come argomento difensivo. Un funzionario norvegese ha risposto alle accuse con una contraccusa diretta: altri Paesi Ue dovrebbero guardarsi allo specchio, continuando a importare petrolio russo. L'argomento è politicamente scomodo e rischia di rendere ancora più difficile per Bruxelles costruire una posizione comune sull'Artico.