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5 priorità italiane delineate da Meloni in vista del Consiglio europeo

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5 priorità italiane delineate da Meloni in vista del Consiglio europeo

Cos’è successo

Giorgia Meloni ha presentato al Senato la linea del governo in vista del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre, e il filo che tiene insieme i dossier è uno solo: ciò che accade fuori dai confini incide sempre di più sulla vita quotidiana, e l'interesse nazionale, ha detto, "si difende contribuendo a orientare le scelte che ci riguardano e non limitandosi a subirne le conseguenze".

Dal costo dell'energia al bilancio pluriennale, dall'Ucraina al Mar Rosso, il governo arriva al vertice con richieste precise, ma con margini di successo molto diversi, anche perché diversi sono i tempi e gli iter approvativi dei singoli dossier.

Perché conta

  • Energia e Ets: per Meloni è la questione che pesa più di tutte sulla competitività, e tiene insieme gli altri dossier. L'Italia chiede di correggere il sistema Ets perché il prezzo della CO2 rifletta l'economia reale e non la finanza, e di rinviare ancora l'Ets2, che dal 2028 scaricherebbe nuovi costi su famiglie e imprese. Contesta anche il meccanismo del prezzo marginale, per cui il costo della CO2 pagato dalle centrali a gas si trasferisce sull'intera elettricità. In parallelo lavora con la Commissione al decreto bollette e ha chiesto a Ursula von der Leyen che lo shock energetico sia considerato nelle regole di spesa e che parte dell'extragettito Iva sia usabile per misure temporanee e mirate, richiesta sulla quale la stessa Meloni ha ammesso che "non sarà facile trovare una convergenza". Sullo sfondo, ma non tra i temi centrali del Consiglio, c'è la clausola nazionale di salvaguardia: l'Italia ne usa l'1,2% su un massimo dell'1,5% del Pil, in parti uguali tra caro energia (circa 14 miliardi di euro) e difesa, un equilibrio che Meloni rivendica come risposta alle accuse di guidare un "governo di guerrafondai";
  • Semplificazione: con Germania e Belgio l'Italia ha inviato a Bruxelles tre proposte, cioè corsie prioritarie per i progetti strategici, un freno all'eccesso di burocrazia e una riduzione degli obblighi di reporting, soprattutto per le piccole e medie imprese. Con la Repubblica Ceca ha avanzato proposte, anche temporanee, per ridurre il costo dell'energia;
  • Bilancio 2028-2034: è la partita più lunga. L'Italia vuole preservare Pac, Pesca e Coesione, e Meloni ha avvertito: "Non firmeremo un accordo non vantaggioso per rispettare una data". La proposta della Presidenza irlandese vale circa 1.622 miliardi di euro a prezzi costanti, 108 in meno rispetto a giugno e oltre 140 in meno rispetto alla proposta originaria della Commissione, ma preserva le risorse complessive dei piani nazionali e regionali, anche grazie ai 17 Stati del gruppo “Amici della Coesione”, che Italia e Romania riuniranno a margine del vertice;
  • Ucraina: la linea è proseguire il sostegno a Kiev, che per Meloni "non è l'alternativa alla pace" ma ciò che la rende possibile, e che considera l'unico strumento efficace per portare Mosca a un negoziato serio. Il vertice si apre con il confronto con Zelensky, e il dibattito sul punto è acceso anche nelle forze politiche italiane;
  • Mar Rosso e Hormuz: Meloni chiede di potenziare l'operazione Aspides e di rafforzare il partenariato con i Paesi del Golfo: "Servono più navi e servono ora". Conta perché le tensioni sulle rotte marittime si traducono in costi di trasporto e assicurazione che, ha spiegato, finiscono nelle bollette.

Adesso

  • Sull'energia, se la Commissione confermasse una soluzione compatibile con le regole Ue sul decreto bollette, la misura italiana potrebbe diventare operativa in tempi relativamente brevi; una correzione dell'Ets, invece, richiederebbe un consenso più ampio e verosimilmente tempi più lunghi;
  • Sul bilancio, il negoziato potrebbe restare aperto oltre la fine dell'anno: se il fronte degli “Amici della Coesione” reggesse, l'Italia ne guadagnerebbe peso; se prevalesse l'esigenza di chiudere in fretta, aumenterebbe la pressione sui Paesi più contrari;
  • Sull'extragettito Iva e sul calcolo della spesa, un'apertura anche parziale di Bruxelles potrebbe creare un precedente per altri Stati; senza apertura, l'Italia dovrebbe finanziare le misure con le risorse già disponibili;
  • Sull'Ucraina, se la linea del sostegno restasse invariata e il quadro militare si stabilizzasse, potrebbe aprirsi uno spazio negoziale, ma molto dipenderà anche da ciò che viene deciso in ambito transatlantico, con Donald Trump che annuncia tregue energetiche difficili da realizzare sul campo.

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