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5 conseguenze della riduzione dei transiti da 36 a 34 navi nel Canale di Panama a causa di El Niño

Cos’è successo
Entra in vigore oggi, 3 settembre, la riduzione dei transiti giornalieri attraverso il Canale di Panama, da 36 a 34 navi, con un ulteriore taglio a 32 previsto dal 15 settembre. La misura, decisa dall'Autorità del canale (Acp), arriva dopo un calo delle piogge che tra maggio e agosto è già stato del 34% sotto la media storica, e punta a preservare le riserve idriche del bacino artificiale che alimenta le chiuse. Il canale, attraversato ogni anno da circa 14mila navi, genera per Panama entrate per circa 3 miliardi di dollari l'anno e fornisce anche l'acqua potabile a circa 2 milioni di persone, quasi la metà della popolazione del Paese.
Dietro la decisione c'è El Niño, un fenomeno meteorologico naturale che si sviluppa nell'Oceano Pacifico ed è legato a un cambiamento anche dei venti: permette alle acque calde di espandersi verso est e di rilasciare calore nell'atmosfera, alterando la circolazione climatica su scala globale.
Perché conta
- L’effetto pratico è che alcune regioni del mondo vengono spinte verso siccità prolungate, mentre altre vedono intensificarsi tifoni e alluvioni. Secondo l'ultimo bollettino dell'Organizzazione Meteorologica Mondiale (Wmo), l'episodio in corso potrebbe rivelarsi il più forte degli ultimi 70 anni, superando il record del 1950, con effetti che si protrarranno almeno fino a febbraio 2027;
- "El Niño si sta rafforzando davanti ai nostri occhi. La scienza non lascia dubbi: il pianeta è in acque inesplorate, e quelle acque si stanno scaldando", ha dichiarato il segretario generale dell'Onu António Guterres, parlando di una "zona di pericolo per gli eventi meteorologici estremi".
Adesso
- Anche se le autorità panamensi hanno pianificato la riduzione con sufficiente anticipo, meno transiti giornalieri significano tempi di attesa più lunghi per le navi in coda e tariffe di prenotazione più alte per chi vuole passare senza ritardi, su una rotta che gestisce circa il 5% del commercio marittimo mondiale: un effetto che si ripercuote sui costi logistici globali, dalle materie prime ai beni di consumo;
- Panama non è un caso isolato: lo Stretto di Hormuz resta sotto pressione militare diretta nel contesto della guerra con l'Iran, mentre quello di Malacca vive una condizione di equilibrio permanentemente precario tra pirateria, congestione e tensioni geopolitiche legate al Mar Cinese Meridionale. Che la causa sia un conflitto o la siccità, il risultato è lo stesso: una quota sproporzionata del commercio mondiale transita per un numero ristrettissimo di colli di bottiglia, ciascuno vulnerabile a shock di natura completamente diversa ma capaci di produrre lo stesso effetto a catena sui prezzi e sui tempi di consegna globali;
- Le entrate del canale, circa 3 miliardi di dollari l'anno, sono una delle voci principali del bilancio pubblico panamense: un calo prolungato dei transiti, se le restrizioni dovessero inasprirsi ulteriormente, comprometterebbe direttamente le casse dello Stato in un momento già delicato per l'economia regionale;
- Lo stesso El Niño che prosciuga le riserve d'acqua a Panama sta producendo crisi di segno opposto altrove: in Indonesia gli incendi legati alla siccità hanno già bruciato oltre 107mila ettari, mentre la Cina si aspetta sette tifoni nel corso dell'anno, dopo che ad agosto il tifone Dolphin ha costretto oltre un milione di persone a evacuare le proprie case;
- Le proiezioni della Wmo indicano temperature del Pacifico che potrebbero avvicinarsi ai 4°C sopra la media, un livello mai registrato dal 1950: se le previsioni si confermeranno, l'Autorità del canale potrebbe dover imporre ulteriori restrizioni nei prossimi mesi, mentre Paesi come Perù, dove gli Stati Uniti hanno già inviato la nave ospedale Usns Comfort in vista del picco dell'evento, si preparano ad affrontare alluvioni e frane sempre più probabili.