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4 motivi per cui la tregua tra Usa e Iran potrebbe reggere nonostante i nuovi raid

Cos’è successo
La fragile tregua tra Usa e Iran affronta ore drammatiche, dopo i raid incrociati della notte tra martedì e mercoledì. In risposta agli attacchi iraniani contro tre navi mercantili nello Stretto di Hormuz, il Comando centrale americano (Centcom) ha colpito difese aeree e infrastrutture portuali a Sirik e Bandar Abbas, revocando temporaneamente le deroghe sulle esportazioni di petrolio. Teheran ha replicato colpendo 85 installazioni militari statunitensi in Kuwait e Bahrein con droni e missili.
Questo durissimo scambio avviene proprio sullo sfondo del vertice della Nato ad Ankara, dove il segretario generale Mark Rutte si è schierato con Washington definendo la reazione "assolutamente necessaria" a fronte delle violazioni iraniane. Eppure, nonostante la gravità degli scontri, l'architettura dell'intesa non è ancora saltata e ci sono ragioni profonde per cui il cessate il fuoco potrebbe ancora reggere.
Perché conta
- Entrambi i paesi si trovano in una fase di difficile recupero, con gli Usa che scontano una chiara carenza di munizioni e in particolare di vettori intercettori, una coperta corta e complessa da mobilitare in contemporanea verso il Golfo e altri teatri ad alto rischio come Taiwan;
- Donald Trump deve tenere buoni i mercati finanziari e contenere l'inflazione, fattori interni decisivi per non compromettere la sua corsa politica in vista delle elezioni di metà mandato in programma per novembre;
- L'interruzione formale di una tregua costituisce sempre una scelta politica consapevole e calcolata delle parti, e non scatta mai in modalità automatica al verificarsi della prima violazione sul campo, a;
- Stiamo già assistendo a un’escalation verbale controllata a livello di capi di stato e leader politici per rassicurare le rispettive opinioni pubbliche, mentre i canali dell'intelligence e della diplomazia, con tutta probabilità, continuano a dialogare dietro le quinte.
Adesso
- Sul fronte energetico, l'annullamento delle licenze americane sul greggio di Teheran ha già surriscaldato i mercati, con i future sul Wti in rialzo del 3% a 72,55 dollari al barile e il Brent a 76,29 dollari, un picco che costringerà i due attori a calibrare i prossimi passi per evitare uno shock globale;
- A livello internazionale, Ue e i mediatori regionali intensificheranno la diplomazia dietro el quinte per congelare l'escalation prima che si arrivi a un punto di non ritorno distruggendo il memorandum d'intesa;
- Il posizionamento fermo della Nato ad Ankara fungerà da deterrente visibile per evitare guerre aperte, spingendo Washington e Teheran a usare i raid come brutale pressione negoziale piuttosto che come preludio a un conflitto totale.